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tecnologia

Si chiamerà "Etna" il veicolo esplorativo progettato per l'esplorazione lunare: e si già "allenato" sul vulcano

Le caratteristiche morfologiche dell'area, infatti, riproducono alcune delle condizioni tipiche della superficie lunare

23 Luglio 2026, 16:06

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Si chiamerà "Etna" il veicolo esplorativo progettato per l'esplorazione lunare: e si già "allenato" sul vulcano

Si chiamerà Etna il rover (veicolo esplorativo) italiano progettato per l'esplorazione lunare, nome scelto attraverso un sondaggio su Instagram, che ha visto una partecipazione molto ampia. Lo rende noto il profilo social ufficiale dell'Asi, l'Agenzia Spaziale Italiana «ringraziando quanti hanno votato». Acronimo di Exploration Technology for Navigation & Autonomy, Etna è stato pensato anche per muoversi in autonomia sui terreni complessi e irregolari.

«In queste settimane - si legge su Instagram - è proprio l'Etna con i suoi paesaggi vulcanici e i terreni impervi, il suo banco di prova. Le caratteristiche morfologiche dell'area, infatti, riproducono alcune delle condizioni tipiche della superficie lunare».

Dopo il successo della prima fase di validazione nelle strutture di Altec a Torino - viene spiegato sul sito internet dell'Asi - sono state confermate le capacità del rover in scenari controllati. Sono stati verificati l’interazione con terreni analoghi a quelli lunari e marziani, con test di trazione e stabilità, l’efficacia delle diverse modalità di guida, dalla navigazione autonoma alla teleoperazione manuale per le manovre logistiche e l’affidabilità degli algoritmi di localizzazione, mappatura e pianificazione. Sono state inoltre validate le performance del sottosistema elettrico di potenza e distribuzione, insieme all’interfaccia operativa per il controllo e il monitoraggio in tempo reale.

A luglio il rover è stato sull'Etna, dove il paesaggio vulcanico, le pendenze ripide, il substrato granulare e l’assenza di vegetazione replicano fedelmente le condizioni ambientali e le sfide operative che un veicolo autonomo dovrà affrontare sulla superficie lunare. Oltre al consolidamento delle prestazioni di mobilità e al test di riconfigurazione in caso di guasti simulati, come il malfunzionamento software di ruote o sterzi, la campagna dedicherà ampio spazio alla dimostrazione operativa dei payload a bordo. Tra le attività previste, la raccolta di regolite simulerà il ciclo completo di prelievo, controllo e rilascio del suolo, a supporto delle future operazioni di In-Situ Resource Utilization. Un drone autonomo con intelligenza artificiale a bordo verrà rilasciato per la sorveglianza del terreno e la classificazione automatica di rocce, crateri e percorsi sicuri, trasmettendo i dati al centro di controllo. Verranno testati anche il docking e la ricarica automatica, tramite allineamento e collegamento autonomo a una stazione di alimentazione fissa, una tecnologia fondamentale per missioni prolungate senza interventi umani e il dispiegamento di infrastrutture, con la posa di cavi per reti di comunicazione sul suolo e il rilascio a intervalli regolari di payload standardizzati, per simulare la creazione di basi scientifiche o punti di riferimento.

L’obiettivo è integrare esperimenti e prototipi esterni per testare tecnologie innovative in ambiente estremo, aprendo la ricerca a nuovi partner e accelerando il trasferimento tecnologico verso la prossima era dell’esplorazione lunare.

Il rover è stato realizzato nell'ambito del programma "Universal Locomotion System (ULS)", interamente finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana e condotto da Thales Alenia Space con il contributo di Leonardo, IIT, ALTEC, Aiko, Politecnico di Torino e Volta Structural Energy.

Un nuovo omaggio all'Italia e a Catania, dopo la designazione dell'astronauta catanese dell'Esa (originario di Paternò) come pilota della missione Artemis III della Nasa in programma per il 2027. Volerà a bordo della capsula Orion con un ruolo operativo di primo piano per testare manovre di avvicinamento e attracco in orbita terrestre.