La sentenza
Non ha macchia l'uomo simbolo dell'antiracket siciliano
Dopo 4 anni si sgretola l'accusa di truffa sull'indennizzo ministeriale
Si chiude dopo quattro anni con una piena assoluzione da parte del Tribunale di Gela perchè il fatto non sussiste la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il presidente dell’associazione antiracket di Gela "Gaetano Giordano". Renzo Caponetti e la moglie Rocca Lopez erano finiti sotto inchiesta nel 2022 per truffa aggravata cioè per l’uso scorretto delle somme (circa 500 mila euro) che il presidente aveva chiesto ed ottenuto accedendo al fondo della legge 44 del 1999 che tutela le vittime del racket. Somme che furono sequestrate ma il Tribunale del Riesame aveva poi dissequestrato. Con i suoi legali Mario Ceraolo e Rosario Pennisi, Caponetti ha affrontato un lungo processo che ora si è concluso positivamente. Quell’indagine ha decretato la fine dell’associazione antiracket nata nel 2005 con l'input di Tano Grasso e di cui Caponetti era stato presidente fino al 2022, quando fu costretto a dimettersi per la bufera giudiziaria che lo travolse. Un'associazione che aveva 200 iscritti, era associata alla Fai e grazie a Caponetti aveva contribuito alla nascita di altre associazioni tra cui quelle ad Enna e Niscemi. Poi la tempesta giudiziaria e lo scioglimento del sodalizio
"Sono stato vittima di una persona che aveva dell’astio nei miei confronti perché lo avevo invitato a dimettersi dalle cariche associative in quanto coinvolto in vicende giudiziarie" - dice con amarezza Caponetti dopo l’assoluzione ricordando da dove è nata l’inchiesta della Procura di Gela che lo ha fatto finire sotto processo. E se sottolinea di aver avuto sempre fiducia nella giustizia, l’ex presidente non nasconde l’amarezza per gli effetti che ne sono derivati: lo smantellamento di un’associazione che aveva portato centinaia di commercianti a denunciare diventando un esempio da imitare in Italia e i danni sociali per la città. "Ho chiesto i fondi della legge 44 – ricorda - con il parere positivo delle forze di polizia e dopo una serrata istruttoria. Sono stato sempre sereno e sicuro del mio operato". Ora tira un sospiro di sollievo Caponetti, che finché era presidente viveva sotto scorta perché molto esposto per l’attività che svolgeva nell’indurre gli operatori economici a denunciare il pizzo.