Il racconto
"Un incendio così non si vedeva da vent'anni". Cenere e rabbia, cosa resta di Montagna Longa
Tra chi è intervenuto per dare soccorso e spegnere i roghi, il vigile del fuoco in congedo Pietro Brusa «Un incendio del genere qui non si vedeva da vent’anni. Il piromane ha approfittato dello scirocco. Ma serve prevenire»
«Un incendio del genere non si vedeva dal 2006, le fiamme hanno divorato tutto». Ettari di vegetazione in cenere, abitazioni distrutte e Montagna Longa sfigurata. Non è bastato l’intervento congiunto di vigili del fuoco, corpo forestale, protezione civile, polizia municipale e forze dell’ordine per contenere i roghi che per due giorni hanno annientato parte del territorio di Carini. Quel che rimane del monte è un corpo incenerito e devastato dalle fiamme. Il bilancio è drammatico: tre abitazioni distrutte, fiamme alte fino a sei metri e intere aree bruciate tra via Berlinguer e le strade che portano verso la montagna.
A “scattare” la fotografia dello scenario è Pietro Brusa, presidente della delegazione di Carini dell’Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo, impegnato in prima linea nelle operazioni di emergenza e prevenzione. «Sono state ore molto intense – spiega – nonostante i controlli, il piromane ha colpito nel momento peggiore: ha approfittato dello scirocco che ha reso tutto più difficile».
Il vento caldo ha alimentato il fuoco, rendendo complicate le operazioni di spegnimento e mettendo a dura prova uomini e mezzi. In alcuni momenti, racconta Brusa, la situazione è stata al limite: «Il comando provinciale non aveva più mezzi disponibili: erano tutti impegnati sul territorio. Abbiamo fatto tutto il possibile ma l’area è stata comunque martoriata». Quel che rimane, osservando il territorio bruciato, è solo una riflessione sulla prevenzione: «La percezione è che l’emergenza è diventata sempre più frequente e difficile da gestire – dichiara – alla base di tutto c’è soprattutto una carenza di risorse e una prevenzione che non riesce a stare al passo». Ciò su cui si dovrebbe puntare, secondo il presidente, è il controllo: «Se ci fossero stati più investimenti in mezzi, formazione e controllo - osserva Brusa - probabilmente i danni sarebbero stati più contenuti: così invece si interviene sempre quando è troppo tardi».
La strategia, secondo Brusa, esiste ma non viene applicata con continuità: «Presidiare le aree a rischio, monitorare costantemente il territorio e intervenire prima che le fiamme diventino incontrollabili. Servirebbe il supporto dell’esercito nelle zone più esposte e un rafforzamento dei controlli». Un ruolo centrale lo hanno anche i proprietari dei terreni: «Bisognerebbe obbligare alla pulizia delle aree tra marzo e aprile. L’erba secca diventa un combustibile naturale e basta poco per innescare incendi devastanti». Tra gli strumenti più efficaci indicati dai volontari ci sono i droni: «Avevamo presentato un progetto per acquistare droni professionali, ma è stato bocciato. Ad oggi la tecnologia può fare la differenza nella prevenzione». L’attenzione resta alta: «Continuiamo a monitorare il territorio. Chiederò un incontro con il sindaco e gli assessori per attivare anche servizi notturni per evitare nuovi inneschi: serve un piano concreto».