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Il racconto

"Un incendio così non si vedeva da vent'anni". Cenere e rabbia, cosa resta di Montagna Longa

Tra chi è intervenuto per dare soccorso e spegnere i roghi, il vigile del fuoco in congedo Pietro Brusa «Un incendio del genere qui non si vedeva da vent’anni. Il piromane ha approfittato dello scirocco. Ma serve prevenire»

24 Luglio 2026, 07:00

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"Un incendio così non si vedeva da vent'anni". Cenere e rabbia, cosa resta di Montagna Longa

«Un incendio del genere non si vedeva dal 2006, le fiamme hanno divorato tutto». Ettari di vegetazione in cenere, abitazioni distrutte e Montagna Longa sfigurata. Non è bastato l’intervento congiunto di vigili del fuoco, corpo forestale, protezione civile, polizia municipale e forze dell’ordine per contenere i roghi che per due giorni hanno annientato parte del territorio di Carini. Quel che rimane del monte è un corpo incenerito e devastato dalle fiamme. Il bilancio è drammatico: tre abitazioni distrutte, fiamme alte fino a sei metri e intere aree bruciate tra via Berlinguer e le strade che portano verso la montagna.

A “scattare” la fotografia dello scenario è Pietro Brusa, presidente della delegazione di Carini dell’Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo, impegnato in prima linea nelle operazioni di emergenza e prevenzione. «Sono state ore molto intense – spiega – nonostante i controlli, il piromane ha colpito nel momento peggiore: ha approfittato dello scirocco che ha reso tutto più difficile».

Il vento caldo ha alimentato il fuoco, rendendo complicate le operazioni di spegnimento e mettendo a dura prova uomini e mezzi. In alcuni momenti, racconta Brusa, la situazione è stata al limite: «Il comando provinciale non aveva più mezzi disponibili: erano tutti impegnati sul territorio. Abbiamo fatto tutto il possibile ma l’area è stata comunque martoriata». Quel che rimane, osservando il territorio bruciato, è solo una riflessione sulla prevenzione: «La percezione è che l’emergenza è diventata sempre più frequente e difficile da gestire – dichiara – alla base di tutto c’è soprattutto una carenza di risorse e una prevenzione che non riesce a stare al passo». Ciò su cui si dovrebbe puntare, secondo il presidente, è il controllo: «Se ci fossero stati più investimenti in mezzi, formazione e controllo - osserva Brusa - probabilmente i danni sarebbero stati più contenuti: così invece si interviene sempre quando è troppo tardi».

La strategia, secondo Brusa, esiste ma non viene applicata con continuità: «Presidiare le aree a rischio, monitorare costantemente il territorio e intervenire prima che le fiamme diventino incontrollabili. Servirebbe il supporto dell’esercito nelle zone più esposte e un rafforzamento dei controlli». Un ruolo centrale lo hanno anche i proprietari dei terreni: «Bisognerebbe obbligare alla pulizia delle aree tra marzo e aprile. L’erba secca diventa un combustibile naturale e basta poco per innescare incendi devastanti». Tra gli strumenti più efficaci indicati dai volontari ci sono i droni: «Avevamo presentato un progetto per acquistare droni professionali, ma è stato bocciato. Ad oggi la tecnologia può fare la differenza nella prevenzione». L’attenzione resta alta: «Continuiamo a monitorare il territorio. Chiederò un incontro con il sindaco e gli assessori per attivare anche servizi notturni per evitare nuovi inneschi: serve un piano concreto».