Il blitz della polizia
Così il “pesce ripieno” di droga non finì nella cella dei catanesi del Villaggio
Ieri il medico indagato ha risposto alle domande della gip. Le intercettazioni che hanno incastrato il camice bianco
Un intreccio di intercettazioni ha incastrato il medico dell’Asp in servizio alla casa circondariale di Noto. Il camice bianco, tre anni fa, si è dato appuntamento con una signora vicino a una farmacia. La donna, parente di un detenuto in contatto con Alfredo Blancato - coinvolto nel blitz «Oltre il Villaggio» - ha portato all’incontro una busta piena di pesci «ripieni» di cocaina e marijuana. Per la Dda di Catania il medico era la porta d’accesso della droga all’interno del carcere. Per ottenere un riscontro alle telefonate «intercettate» gli investigatori hanno pianificato un monitoraggio a distanza nel luogo dove il dottore e la signora si dovevano vedere. Non appena hanno visto arrivare la donna i poliziotti sono entrati in azione. La droga al profumo di pesce è stata sequestrata e la donna arrestata. Mentre tutto questo accadeva, dal carcere sono partite una serie di telefonate senza risposta. E nella mente dei reclusi c’è stato il sospetto, poi confermato, che la signora fosse stata scoperta. «L’hanno arrestata», hanno commentato da dietro le sbarre. Il medico, all’epoca, è stato al centro di alcuni accertamenti investigativi della procura di Siracusa, che si sono conclusi con un’archiviazione. Il camice bianco aveva pensato che la storia fosse ormai un brutto ricordo, ma invece nei giorni scorsi è arrivata la notifica dell’interrogatorio preventivo davanti alla gip Dorotea Catena. La procura ha chiesto per il dirigente medico l’arresto in carcere: l’accusa è spaccio in concorso con l’aggravante mafiosa.
Ieri il medico, accompagnato dal suo legale di fiducia - l’avvocato Raffaele Leone del foro di Siracusa - ha risposto alle domande poste dal pm e dalla gip. «Il mio assistito è una persona perbene e ha risposto a tutte le domande con la serenità di essere assolutamente estraneo al reato contestato», ha detto l’avvocato a La Sicilia.
Ieri si sono svolti anche gli altri tre interrogatori preventivi. Uno degli indagati ha risposto alle domande, mentre gli altri due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. C’è stato anche un fuori programma: cioè l’interrogatorio di garanzia di Sebastiano Testa «u stortu». L’indagato era sfuggito alla cattura del blitz. Poi lo scorso weekend si è costituito al carcere di Piazza Lanza. Testa, difeso dall’avvocato Salvatore Centorbi, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ha lasciato il carcere invece l’avvocato civilista Giancarlo Filippo Maria Puglisi, che è indagato per concorso esterno all’associazione criminale dedita allo spaccio diretta da Seby Miano «Piripicchio» e dal cognato Alfredo Blancato «zu Canada». La gip, accogliendo l’istanza dell’avvocato Fabio D’Amico, ha concesso gli arresti domiciliari a Puglisi in sostituzione della detenzione in carcere. Il civilista catanese già in fase di interrogatorio di garanzia aveva ammesso i fatti in contestazione.


