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La storia

Incendio doloso distrugge le viti sull'Etna: «Non brucia solo un vigneto, brucia una storia di memoria agricola»

Il viticoltore Mauro Cutuli racconta quello che gli è successo, per trasformare quanto accaduto in una riflessione sul valore del patrimonio viticolo etneo e su come tutelarlo

24 Luglio 2026, 10:40

10:50

Incendio doloso distrugge  le viti sull'Etna: «Non brucia solo un vigneto, brucia una storia di memoria agricola»

«Non è solo un danno economico, è la perdita di un patrimonio agricolo». Non cerca compassione né alimenta polemiche. Dopo l’incendio doloso che il 15 luglio ha devastato un ettaro di vigneto in Contrada Civita, nel territorio di Zafferana Etnea, Mauro Cutuli, viticoltore, ha scelto prima di denunciare pubblicamente l’episodio con un video sui social, poi, a mente fredda, di trasformare quanto accaduto in una riflessione sul valore del patrimonio viticolo etneo e sulle misure necessarie per tutelarlo.

Le fiamme, appiccate sempre dallo stesso punto, hanno compromesso una vigna realizzata attraverso un lungo lavoro di recupero delle varietà storiche del territorio. «L’ho impiantata mantenendo il patrimonio della zona, prelevando i tralci dalle vigne degli anziani e facendo selezione massale, in modo da conservare il Dna originario delle piante», racconta.

Un lavoro artigianale, costruito negli anni secondo pratiche tramandate da generazioni, con l’obiettivo di preservare l’identità dei vitigni autoctoni dell’Etna.

«In due ore è stato compromesso un patrimonio costruito con pazienza. Per me è una ferita personale, ma soprattutto è la violazione di un patrimonio storico che avevo scelto di custodire. La perdita - sottolinea - non riguarda soltanto il raccolto o il valore economico della produzione. A essere cancellato è un pezzo di memoria agricola, fatto di conoscenze, biodiversità e cura quotidiana del territorio

«Io non faccio vino per business, per me il vino è una conseguenza agricola che va oltre la semplice produzione».

Nei suoi vigneti pratica il sovescio, lascia fiorire alcune essenze per favorire gli insetti impollinatori e semina cereali e leguminose per restituire fertilità al terreno. «Chi fa agricoltura deve sentirsi funzionale a un sistema più grande», osserva. Una filosofia che considera la vigna parte di un equilibrio naturale e non soltanto una coltivazione da cui ricavare vino.

Dopo l’incendio ha presentato denuncia ai Carabinieri, indicando gli elementi che, a suo giudizio, potrebbero aiutare a ricostruire la dinamica dei fatti. Ma il suo sguardo va oltre il singolo episodio. «Oggi è toccato a me, domani potrebbe toccare a qualcun altro», dice, spiegando come gli incendi rappresentino un problema ricorrente in quell’area, dove i pastori pretendono di far pascolare le greggi come e quando vogliono, sui terreni altrui. «Una cosa che io non ho mai negato - rileva il vignaiolo - ma sono io a dover decidere quando le pecore possono entrare fra le viti e quando non è il momento. Invece...».

Cosa fare? La prima proposta riguarda la prevenzione: «diffide ai proprietari dei terreni confinanti lasciati incolti, maggiore manutenzione delle aree a rischio e un rafforzamento dei presìdi antincendio nelle zone a più alta concentrazione di vigneti». Cutuli chiede inoltre sistemi di videosorveglianza nei punti dai quali gli incendi sembrano partire con maggiore frequenza.

Altre proposte riguardano invece la tutela del patrimonio viticolo. «Una rete di vivai specializzati nella selezione massale dei vitigni autoctoni, differenziata per le diverse aree dell’Etna, e di una vera e propria banca genetica delle barbatelle, ottenuta da piante storiche e mappata attraverso analisi del Dna. Uno strumento che consentirebbe ai vignaioli colpiti da incendi o altre calamità di ricostituire gli impianti mantenendo le caratteristiche originarie delle varietà locali, evitando la progressiva omologazione del patrimonio viticolo.

Infine «un fondo di garanzia destinato alle piccole aziende artigianali per sostenere gli interventi immediati di ripristino e una revisione delle norme che impediscono, in situazioni di emergenza, l’approvvigionamento idrico con autobotti per i vigneti allevati senza irrigazione».