Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
24 luglio 2026 - Aggiornato alle 19:40
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

L'intervento

L'allarme del procuratore di Palermo, De Lucia: «Lo Stato non controlla le carceri, in Sicilia armi usate per la guerra in Ucraina»

Il magistrato: poche denunce frenano la lotta al racket, ritorno della violenza armata e carceri sempre più sotto controllo mafioso

24 Luglio 2026, 12:43

13:10

de-lucia-maurizio-imagoeconomica_855964

Maurizio De Lucia, procuratore di Palermo

«Oggi il problema delle poche denunce, rispetto al racket, è serissimo. Palermo è totalmente diversa rispetto a 35 anni fa, ma non sarei così ottimista sulla reazione della società civile rispetto ai fatti che stanno accadendo. C'è ancora una significativa voglia di mafia che proviene dal circuito del terziario e le ultime indagini ci dicono che c'è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie che sono state trovare fuori dal proprio negozio. Se noi avessimo le denunce necessarie oggi potremmo fornire risposte, in tempi rapidissimi, individuando e perseguendo i responsabili del racket. Purtroppo, ancora oggi, una serie di fattori limitano queste attività, cioè le denunce dei cittadini». L'allarme è stato lanciato dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, durante un incontro ai cantieri culturali della Zisa.

«C'è una recrudescenza del fenomeno estorsivo – ha aggiunto - soprattutto nelle aree periferiche della città di Palermo. Non ci sono parti del territorio che ormai sono esenti dal fenomeno del racket e in alcune zone si paga il pizzo perché lo si è sempre fatto. Nel quartiere di San Lorenzo c'è una strategia precisa: il ritorno alla violenza perché in qualche modo si era un po' perso, da parte della mafia, il controllo della situazione. Oggi vi è il ricorso ad armi da guerra - ha proseguito - non solo Kalashnikov, ma anche bombe ad alto potenziale, che provengono da altri scenari italiani e da guerre passate e presenti, come l' ex conflitto balcanico, ad esempio, ma anche materiale che arriva dal conflitto tra Russia e Ucraina. Gli armamenti vengono diffusi nelle reti europee ma anche nella realtà siciliana».

Ma un passaggio molto forte riguarda anche le carceri: Noi – ha spiegato De Lucia - paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. La situazione carceraria italiana è complicata, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere. Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono».

Sull'ipotesi, poi, della premier Giorgia Meloni di inviare l'esercito a Palermo, De Lucia ha commentato: «L' esercito per me deve fare l'esercito, ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia. Bisogna però anche essere pragmatici, in altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio ma c'è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell'esercito a cosa si passa, ai caschi blu? Un limitato apporto, ossia una sostituzione nei presidi fissi le forze di polizia, è utile».