Il caso
Aeroporti siciliani in svendita? L'allarme per le tariffe e i servizi arriva al Parlamento europeo
Un esposto alla Corte dei conti e una petizione a Bruxelles accendono i fari sull'imminente gestione privata degli scali di Catania Fontanarossa e Comiso
La controversa procedura di apertura ai capitali privati degli aeroporti della Sicilia orientale approda a Bruxelles. È stata infatti formalmente depositata presso la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo (PETI) una richiesta di indagine e verifica sulla cessione ai privati della maggioranza azionaria di S.A.C. S.p.A., la società che gestisce l’aeroporto di Catania Fontanarossa e lo scalo “Pio La Torre” di Comiso.
L’iniziativa, che rappresenta un salto di livello istituzionale rispetto a una battaglia già in corso in Italia, è promossa da Socialdemocrazia SD insieme a PSI, Socialismo XXI, PLD e CISAL Catania.
Alla petizione è allegato il dettagliato esposto-segnalazione che gli stessi firmatari avevano trasmesso alla Procura regionale della Corte dei conti per la Sicilia e alle Procure della Repubblica di Palermo, Catania e Ragusa.
L’obiettivo dichiarato è sottoporre a una verifica indipendente, trasparente e di respiro europeo un’operazione destinata a modificare in modo sostanziale il controllo di due infrastrutture ritenute strategiche per il diritto alla mobilità nell’isola.
Al centro delle preoccupazioni figurano gli effetti concreti che la dismissione della quota pubblica di maggioranza potrebbe produrre sui cittadini e sull’intero sistema dei trasporti. I promotori avvertono il rischio che i costi dell’acquisizione vengano in parte scaricati sulla società di gestione, sui diritti aeroportuali, sui vettori e, in ultima istanza, sulle tariffe aeree pagate dai passeggeri.
Il contesto operativo accresce le perplessità: lo scalo catanese soffre una evidente saturazione, mentre l’aeroporto di Comiso continua a essere cronicamente sottoutilizzato. Persistono inoltre esigenze di investimento infrastrutturale e ben note criticità legate alla continuità operativa e alla gestione delle emergenze.
Per queste ragioni, alla Commissione PETI viene chiesta un’analisi puntuale dell’intero dossier alla luce della normativa UE: assenza di aiuti di Stato irregolari, rispetto delle regole sulla concorrenza, trasparenza delle tariffe aeroportuali e tutela effettiva dei consumatori residenti nelle aree insulari.
L’Europa è inoltre chiamata a verificare la coerenza tra gli investimenti previsti dal Contratto di Programma ENAC–S.A.C. 2024-2027 e gli impegni che la nuova compagine privata dovrebbe assumere.
A dare voce al comitato promotore è Vicky Amendolia, vicesegretario nazionale vicario di Socialdemocrazia SD: “La questione fondamentale è comprendere perché il controllo di una società pubblica, titolare della gestione di infrastrutture decisive per la mobilità e lo sviluppo della Sicilia, debba essere trasferito ai privati e quali siano le garanzie concrete offerte ai cittadini”. Amendolia sottolinea che non si tratta di una semplice cessione di quote, ma di una scelta dagli effetti di lungo periodo, chiarendo che “modernizzare significa programmare investimenti, migliorare i servizi e rafforzare le infrastrutture; non significa cedere il controllo senza avere chiarito preventivamente condizioni, conseguenze e strumenti di tutela”.
Sulla stessa linea Claudio Melchiorre, che precisa come il Parlamento europeo non sia chiamato a sostituirsi alla magistratura italiana, bensì a valutare l’impatto continentale di una scelta che riguarda il cuore dei collegamenti dell’isola: “La mobilità dei siciliani non può essere trattata come una variabile finanziaria e il futuro di due aeroporti strategici non può essere deciso senza un controllo pieno, trasparente e indipendente”.
L’azione è sottoscritta, oltre che da Amendolia e Melchiorre, anche da Giovanni Candido, Antonino Oddo, Roberto Polizzi, Dario Francesco Paolo Aloisi, Anna La Mattina, David Bonaventura e Giovanni Lo Schiavo.
Per i promotori si tratta di un punto di non ritorno: gli aeroporti siciliani non sono beni da collocare sul libero mercato come patrimonio disponibile, ma infrastrutture essenziali per la tenuta economica e sociale del territorio. Chi opterà per la vendita, avvertono, non potrà limitarsi a contabilizzare gli incassi immediati: dovrà rispondere anche del costo che la Sicilia potrebbe ritrovarsi a pagare domani.