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Catania

Piazza Lanza, scoperti 15 telefonini dopo lo scontro fra i detenuti “rivali”

Le persone coinvolte nei disordini indagate per il reato di rivolta in carcere

25 Luglio 2026, 09:52

10:00

Carcere di piazza Lanza a Catania

Carcere di piazza Lanza a Catania

Stavolta i motivi che hanno scatenato, lunedì mattina, la guerriglia all’interno della casa circondariale di Piazza Lanza non erano legati alle annose questioni delle condizioni nelle carceri. Si è trattato di uno scontro, purtroppo, collegato a motivi prettamente criminali. I detenuti di due bracci, Simeto e Amenano, sono entrati in contatto in modo violento. Gli istigatori sono stati giovanissimi, perlopiù ventenni, che sono dietro le sbarre per reati di spaccio e detenzione di droga. I reclusi di uno dei due settori hanno apertamente sfidato i detenuti del braccio "rivale". Si è scatenato il caos: da una parte un gruppetto, dall’altra un branco più numeroso. Sono volate parole e poi oggetti. Alcuni detenuti hanno ferito tre agenti. Sono state distrutte alcune telecamere di videosorveglianza, installate nelle zone in comune. Una di queste, infatti, è stata il teatro delle tensioni.

Gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti immediatamente quando hanno compreso che i toni di una discussione si erano alzati. Ma la grave carenza di organico si è fatta sentire in quei momenti convulsi. E, infatti, sono arrivati i rinforzi di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Alcuni detenuti si sono barricati per proteggersi dalle ritorsioni violente degli avversari. Per poter sedare la rivolta è stato anche necessario chiamare gli uomini del Gio, il gruppo intervento operativo. Una sezione speciale dei carabinieri composta da militari addestrati proprio per risolvere situazione di crisi come quella che si è verificata nel carcere cittadino. Piazza Lanza è una delle poche realtà penitenziarie nel cuore di una città.

Placata la sommossa, i detenuti sono stati riportati nelle proprie celle.

La procura, la sera stessa dei disordini, ha disposto delle perquisizioni. I carabinieri del nucleo investigatori e i poliziotti della squadra mobile - con il valido supporto della polizia penitenziaria - hanno passato al setaccio, palmo a palmo, i due bracci. Ogni settore "ospita" detenuti che, almeno sulla carta, provengono dalla stessa orbita criminale. E sono fronti, in questo caso, "rivali" (storicamente) anche all’esterno del carcere. Quando i detenuti si sono resi conto di quello che stava succedendo hanno provato a liberarsi le mani dalla marmellata. Alcuni non ci sono riusciti. In totale sono stati trovati quindici telefonini, molti sono stati recuperati nei cortili. I reclusi li hanno lanciati dalle finestre delle celle. Rinvenute anche alcune lame e altri suppellettili che potenzialmente potrebbero essere usati come armi.

I partecipanti agli scontri sono già iscritti nel registro degli indagati per il reato di rivolta in carcere.

La pena prevista è la reclusione da 1 a 5 anni, che sale da 2 a 8 anni per chi promuove, organizza o dirige la rivolta.

Saranno le indagini già in corso a verificare i ruoli nella guerriglia.

Sono in corso, invece, gli accertamenti per poter identificare i possessori dei telefonini trovati sul selciato del cortile.

Le indagini, affidate a squadra mobile, carabinieri e polizia penitenziaria, sono volte anche a verificare il movente delle tensioni fra i due gruppi rivali.

Alla base ci sarebbero gli assetti per il “controllo” all’interno del carcere.

E fra le attività illecite ci potrebbero essere quello dell’introduzione dei telefonini e forse anche di sostanze stupefacenti.

Ma al momento ci muoviamo nel campo delle ipotesi. L’inchiesta della procura risponderà a ogni interrogativo.

Lo Stato ha risposto in modo duro. Durissimo.