il pronunciamento
La Cassazione mette la parola fine al cold case di Acate: confermati 10 anni a Palmieri per l'omicidio Sartania
Le dichiarazioni dei pentiti di Cosa nostra gelese inchiodano in via definitiva il cinquantacinquenne per l'efferato delitto di 31 anni fa
La Suprema Corte di Cassazione ha posto fine a una vicenda giudiziaria segnata dal sangue e protrattasi per oltre trent’anni. Il collegio di legittimità ha infatti respinto il ricorso straordinario presentato dai difensori di Cristoforo Palmieri, 55 anni, originario di Gela, rendendo irrevocabile la condanna a dieci anni di reclusione per l’omicidio di Crocifisso Sartania.
Il delitto risale a trentuno anni fa e fu consumato nelle campagne di Acate, in provincia di Ragusa, con modalità particolarmente efferate: dopo l’uccisione, il cadavere della vittima venne incendiato nel tentativo di cancellare ogni traccia e insabbiare la verità.
L’inchiesta rimase a lungo senza esito, finché le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia non offrirono agli investigatori i riscontri necessari per riaprire il fascicolo.
La difesa di Palmieri, rappresentata dagli avvocati Cristina Alfieri e Salvatore Pace, ha sostenuto nell’istanza che le rivelazioni di Rosario Trubia, già ai vertici di Cosa nostra gelese, non chiamassero in causa il proprio assistito.
La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto insussistenti i presupposti per rimettere in discussione l’interpretazione dei fatti ormai consolidata. Già nel 2022, infatti, i giudici romani avevano rigettato i ricorsi sia di Palmieri sia di Carmelo Curvà, anch’egli condannato in via definitiva a dieci anni per lo stesso omicidio.
All’ennesimo tentativo difensivo si sono opposti con fermezza la Procura Generale e le parti civili, ossia i familiari di Sartania, assistiti dall’avvocato Carmelo Tuccio.
Con la pubblicazione delle motivazioni del rigetto, la giustizia offre finalmente una risposta conclusiva ai congiunti della vittima, chiudendo uno dei cold case più oscuri della provincia iblea.