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Vandali in azione a Palermo

Brancaccio, ancora sfregi in piazzetta Puglisi. Il centro Padre Nostro: «Continua barbarie»

Danni a un lampione e all’installazione d’arte. Mulè: «Intervenga la “società civile”»

26 Luglio 2026, 06:00

Brancaccio, ancora sfregi in piazzetta Puglisi. Il centro Padre Nostro: «Continua barbarie»

Non c’è pace per piazzetta Beato Padre Pino Puglisi, nel cuore di Brancaccio. Scritte e graffiti sul marmo e sulla targa, oltre a sporcizia diffusa, nel luogo dove nel settembre 1993, la mafia uccise il sacerdote che sfidava i boss. A distanza di pochi mesi dalle precedenti segnalazioni, la storia torna a ripetersi, lasciando sul campo di rabbia e sgomento nelle associazioni e istituzioni di quartiere. Stavolta a finire nel mirino dell’inciviltà sono stati proprio un lampioncino della pubblica illuminazione e, soprattutto, l’installazione artistica realizzata da Marco Nereo Rotelli e inaugurata nel 2002, sfregiata con scritte e macchie di colore.

Il primo grido d’allarme parte da Maurizio Artale, presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro, la principale e più solida realtà solidale del quartiere, fondata proprio da padre Puglisi. Artale traccia un quadro di quello che definisce senza mezzi termini un “percorso di imbarbarimento” e punta il dito contro una deriva che sembra non trovare rimedio in nessun modo, a dispetto di occhi elettronici che spiano tutta la piazzetta, forze dell’ordine allertate, amministrazione comunale che sta mettendo a punto una serie di interventi. Nonostante l’impegno istituzionale, la situazione non è cambiata e gli episodi di degrado denunciati sono sempre più frequenti. “Questo è un luogo sacro e simbolo di riscatto”. Vedere i nostri giovani continuare indisturbati a manifestare il loro disagio sociale e morale fa male. Inasprire le pene serve, ma a poco se non si attivano parallele politiche sociali con spazi educativi e ricreativi. Il passaggio dalla vandalizzazione di un luogo come la piazzetta agli atti intimidatori verso imprenditori e commercianti è breve, anzi fisiologico. Sino a quando lo dobbiamo permettere?

«Conosco bene - ha commentato il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè - la determinazione di chi anima l’attività del Centro e so perfettamente che la rassegnazione è un sentimento a loro sconosciuto. È però compito di chiunque si riconosca in quella comunità di giusti che è la “società civile” dare testimonianza attiva di un impegno reale. Significa insistere e investire nell’opera di ricostruzione civica e materiale di un quartiere che va liberato dai fantasmi del passato che continuano a manifestarsi in forme nuove e diverse anche attraverso atti di vandalismo».

Sulla stessa linea di ferma condanna, il presidente della seconda circoscrizione, Giuseppe Federico: «Questo luogo - dice - è un santuario civile e spirituale per la nostra comunità». Proprio nei giorni scorsi, così come accade spesso, tantissimi visitatori, e turisti, ma anche scolaresche del territorio, si recano alla casa museo. Il centro è anche sede di iniziative di memoria civile nel quartiere. «Non possiamo accettare - continua Federico - che si liquidino questi fatti come semplici "ragazzate". Continuo a chiedere con forza un presidio stabile o qualunque forma di monitoraggio duraturo».

Si unisce anche la voce di Gianluca Inzerillo, consigliere comunale e metropolitano di Forza Italia, che esprime piena solidarietà e rilancia le istanze di intervento urgente: «Il grido di Maurizio Artale - dichiara - è il grido di tutta la Palermo perbene. Vandalizzare quel luogo significa sputare su 33 anni di immane lavoro pedagogico e sociale. Bisogna applicare la tolleranza zero con controlli serali costanti. Il Comune - conclude - si faccia carico del restauro del lampioncino: lasciare i segni del degrado è una sconfitta per tutti»