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Emergenza idrica

Siracusa, ancora senz'acqua: guasto a Bufalaro Basso dopo Plemmirio e Scala Greca

Nuova rottura sulla condotta DN 600, autobotti pronte in caso di disagi prolungati. Pende da un mese la richiesta dei consiglieri di ascoltare in aula sindaco e vertici di Aretusacque

26 Luglio 2026, 16:38

16:41

Siracusa, ancora senz'acqua: guasto a Bufalaro Basso dopo Plemmirio e Scala Greca

Il rumore che manca, in queste settimane a Siracusa, è quello dell'acqua che scorre. Al suo posto resta il rubinetto aperto a vuoto, la pressione che cala, l'attesa di un ripristino che si allunga. Nella mattinata di oggi la crisi idrica cittadina ha registrato un nuovo capitolo: la rottura di una diramazione della condotta adduttrice DN 600 di Bufalaro Basso, uno dei punti nevralgici del sistema idrico urbano, ha costretto Aretusacque a chiudere la linea principale per intervenire in sicurezza. Il guasto, secondo quanto comunicato dal gestore, si troverebbe all'interno di una proprietà privata, circostanza che complica le operazioni di accesso al cantiere.

La conseguenza, per i residenti della zona centrale, sono interruzioni, forti abbassamenti di pressione e mancanza d'acqua già dalle prime ore della giornata, con le strade servite dal serbatoio di Bufalaro Basso - viale Epipoli, viale Tica, via Monteforte, via Filippo Accolla e le zone limitrofe - tra le più esposte. In via precauzionale sarebbe stata allertata anche la Protezione Civile, a cui il gestore ha chiesto la disponibilità di autobotti da posizionare nelle aree eventualmente più penalizzate: un segnale che, da solo, racconta quanto la rete stia lavorando ai limiti della tenuta.

Non è un episodio isolato. Il Piano d'Ambito dell'ATI Siracusa censisce da tempo la condotta in acciaio DN 600 di Bufalaro Basso come una delle criticità strutturali del sistema, descrivendola come ammalorata in più tratti e soggetta a rotture anche gravi. E la sequenza delle ultime settimane lo conferma: appena ieri due nuovi guasti si erano aggiunti al quadro, lungo la condotta San Nicola-Plemmirio e in una camera di manovra dell'acquedotto tra viale Scala Greca e via Noto, entrambi innescati da mini-interruzioni elettriche notturne che avrebbero mandato in tilt alcuni impianti strategici del sistema idrico, imponendo poi operazioni di riavvio e riequilibrio della rete. In Ortigia, intanto, la situazione non sarebbe ancora del tutto rientrata: il comitato Ortigia Cittadinanza Resistente stima che circa il 30% dei propri associati continui a fare i conti con una pressione insufficiente.

Il nodo politico: una richiesta che pende da un mese

Sullo sfondo dei guasti tecnici si allarga un secondo fronte, quello istituzionale. Da oltre un mese giace inevasa la richiesta di un gruppo di consiglieri comunali - tredici, secondo l'istanza presentata il 12 luglio — di ascoltare in aula il sindaco Francesco Italia e i vertici di Aretusacque su Ortigia, Pizzuta e Fontane Bianche. Le opposizioni, che riuniscono esponenti di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Insieme, Forzisti Siracusa e Partito Democratico, sostengono che l'emergenza abbia ormai assunto i contorni di una vera crisi igienico-sanitaria e denunciano che il tema rischierebbe di essere assorbito, più che affrontato, dentro la relazione annuale che il sindaco è chiamato a presentare in Consiglio lunedì 28 luglio. Una scelta che, secondo i firmatari, svuoterebbe di significato lo strumento consiliare e creerebbe un precedente pericoloso, lasciando di fatto alla presidenza dell'assise la facoltà di derubricare un atto specifico dei consiglieri a passaggio generico dentro un contenitore più ampio.

A questo fronte si sarebbe aggiunto anche quello regionale. Il deputato dell'Ars Carlo Gilistro avrebbe chiesto la convocazione in IV commissione all'Ars del sindaco Italia - che è anche presidente dell'Ati - e degli amministratori di Aretusacque, per riferire sullo stato del servizio davanti al Parlamento siciliano. Una doppia richiesta di trasparenza, comunale e regionale, che finora non avrebbe ancora trovato una data certa.

Un colabrodo noto da anni

Dietro la cronaca degli ultimi giorni resta un dato strutturale che La Sicilia aveva già raccontato nel 2022, quando l'Istat certificava per Siracusa una dispersione della rete pari al 65% dei volumi immessi; l'ultima rilevazione disponibile la colloca oggi al 67,6%, tra le percentuali più alte fra i comuni capoluogo italiani. Un colabrodo che il passaggio di gestione da Siam ad Aretusacque, avvenuto il 25 giugno, non ha ancora potuto sanare: la società, che promette investimenti per 366 milioni di euro sull'intero ambito, riconosce apertamente la vetustà di larga parte della rete cittadina e imputa i disservizi delle ultime settimane a una combinazione di fattori — guasti alle condotte, micro-interruzioni elettriche, sacche d'aria, temperature elevate e boom dei consumi turistici.

Ed è proprio questo paradosso a pesare di più sul dibattito pubblico: mentre gli invasi regionali segnano, secondo i dati diffusi dalla Regione ad aprile, una disponibilità superiore del 58% rispetto allo stesso periodo del 2025, a Siracusa l'acqua continua a mancare non per carenza della risorsa, ma per l'incapacità della rete di portarla, integra, fino ai rubinetti. Una distinzione che rende la vicenda, prima ancora che tecnica, squisitamente politica: se un grande quotidiano nazionale accosta ormai Siracusa alla Sardegna tra i territori "senz'acqua" in piena stagione turistica, la domanda che resta sospesa è quale strategia, oltre ai cantieri d'urgenza, l'amministrazione comunale intenda mettere in campo. Una risposta che i cittadini, per ora, continuano ad aspettare insieme al ritorno della pressione nei tubi.