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la storia

Il delitto di Eboli e la confessione a metà: cosa si nasconde dietro la morte del giornalista

Luigi Esposito strangolato e dato alle fiamme nelle campagne di Cioffi, l'ombra di un incontro privato finito in un'esplosione di inaudita brutalità

26 Luglio 2026, 18:45

18:50

Il delitto di Eboli e la confessione a metà: cosa si nasconde dietro la morte del giornalista

Quello che pareva l'epilogo di un incontro è diventato il fulcro di un giallo dai contorni cupi, in cui la ferocia del fatto si scontra con l'opacità del movente.

La vittima è Luigi “Luca” Esposito, 53 anni, volto noto del giornalismo sportivo campano per la sua attività su TuttoSalernitana.com, OttoChannel e TuttoC.com.

Il presunto autore ha un nome: Ridha Rahmouni, 26 anni, tunisino, senza fissa dimora e irregolare sul territorio, che ha già reso una confessione. Eppure, per gli inquirenti il caso è tutt'altro che chiuso.

L'individuazione del ventiseienne è maturata grazie a riscontri investigativi classici e serrati: la geolocalizzazione del cellulare della vittima e un'impronta digitale sull'auto del cronista, rinvenuta poco distante dalla scena del delitto. Rahmouni si nascondeva in un casolare abbandonato in via Ebonum, con sé lo smartphone di Esposito, una sua carta di pagamento e, secondo indiscrezioni, un anello bianco appartenuto al giornalista.

Un quadro che, tuttavia, non depone per una rapina finita nel sangue: l'inchiesta esclude una dinamica predatoria o casuale. Il cuore oscuro della vicenda, il vero “giallo” che la confessione non ha dissipato, è il perché di una morte tanto brutale. Il movente viene definito dalla Procura di Salerno con formule prudenti e generiche, riconducibili a questioni "private e di carattere personale". È accertato che i due si conoscessero dalla fine di giugno e che i contatti telefonici si fossero intensificati nelle ore precedenti il crimine. Esposito si è recato all'appuntamento senza avvertire un pericolo, ma l'incontro è degenerato in una violenza sproporzionata. I primi esiti autoptici aggiungono un ulteriore livello di orrore: il giornalista è stato picchiato selvaggiamente, riportando fratture costali, e ucciso per "asfissia meccanica violenta", cioè strangolamento o strozzamento. Il tassello più macabro riguarda il rogo: il cadavere è stato dato alle fiamme con materiale plastico, coperte e sterpaglie, e prende corpo l'ipotesi che la vittima potesse essere ancora viva, o agonizzante, quando il fuoco è stato appiccato.

Di fronte a un'efferatezza simile e al tentativo di cancellare le tracce, si fa strada anche l'ipotesi della premeditazione, alimentata dall'impiego di materiali per l'incendio e da presunti avvistamenti del ventiseienne, giunto in bicicletta forse munito di una torcia. Nel vuoto di certezze sulle cause scatenanti della lite, si sono moltiplicate voci incontrollate: Arcigay Salerno e il direttore di OttoChannel hanno invitato a frenare voyeurismo e pettegolezzo, per non infliggere una seconda offesa alla memoria della vittima. Domani, lunedì, l'interrogatorio di garanzia nel carcere di Salerno sarà il passaggio cruciale in cui la confessione dell'indagato verrà vagliata e confrontata con gli elementi di prova, nel tentativo di dare un senso investigativo e processuale all'orrore di Cioffi.