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il caso

Tragedia nel carcere di Viterbo: si uccide a 29 anni mentre scoppia la protesta

Il rogo doloso manda in tilt la casa circondariale e un giovane approfitta dell'emergenza per farla finita nel disordine generale

26 Luglio 2026, 19:02

19:10

Tragedia nel carcere di Viterbo: si uccide a 29 anni mentre scoppia la protesta

La casa circondariale “Nicandro Izzo” di Viterbo, conosciuta come Mammagialla, è stata teatro di un grave episodio che ha intrecciato disordini, fumo e una tragedia insopportabile. Secondo le prime ricostruzioni, alcuni materassi sarebbero stati incendiati volontariamente nella sezione precauzionale, nel contesto di una protesta o di un tentativo di sommossa.

In pochi minuti il rogo ha saturato i corridoi di fumi tossici, raggiungendo persino l’infermeria. Quello che inizialmente appariva come un principio d’incendio si è trasformato in una minaccia complessiva per l’intero penitenziario, costringendo il personale a un’evacuazione complessa per contenere la propagazione delle esalazioni.

Nel cuore di quel caos si è consumato il dramma più grave: un detenuto di 29 anni si è tolto la vita. L’uomo avrebbe approfittato della concitazione e del momentaneo allentamento dei controlli determinati dall’emergenza per compiere il gesto estremo, in una struttura già messa a dura prova. Una morte che diventa punto di convergenza tra la crisi materiale della rivolta e la fragilità psicologica legata alla detenzione.

Nelle ore successive, un secondo recluso ha tentato di imitare quel gesto. In questo caso, il pronto intervento degli agenti della Polizia penitenziaria ha impedito l’esito fatale, salvando l’uomo.

Un episodio che restituisce l’intrinseca contraddizione del carcere: il medesimo luogo in cui un giovane perde la vita è anche quello in cui personale stremato dalle operazioni di soccorso riesce a strapparne un’altra al baratro. La dimensione dell’accaduto è confermata dai numeri di una maxi-emergenza che ha richiesto l’invio di cinque mezzi dell’Ares 118, dei Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine.

Il bilancio è pesante: 23 persone intossicate e soccorse, di cui 17 detenuti e 6 agenti della Polizia penitenziaria, incluso il comandante del reparto intervenuto in prima linea. Sette feriti sono stati trasferiti all’ospedale Santa Rosa di Viterbo: uno in codice rosso e sei in codice giallo per le gravi inalazioni di fumo.

Gli altri coinvolti sono stati stabilizzati e medicati in loco, con una gestione logistica particolarmente complessa per garantire la sicurezza della struttura.

Ora il fascicolo passa agli inquirenti. La Squadra mobile e la Polizia scientifica lavorano su due fronti strettamente connessi: accertare l’esatta origine dolosa dell’incendio e ricostruire la dinamica e la scansione temporale del suicidio.

Le indagini, insieme alla probabile autopsia sul corpo del ventinovenne, dovranno chiarire se le criticità operative imposte dall’allarme abbiano determinato omissioni o condizioni di isolamento rivelatesi fatali.