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Via Circuito più sicura

Installati i dossi nel tratto di strada dov'è morta Giulia, in suo ricordo una fiaccolata martedì

Alessandro Mondo, il 19enne che l'ha investita è tornato ai domiciliari dopo la derubricazione a omicidio stradale, mentre le immagini escludono una gara di velocità

26 Luglio 2026, 19:16

19:21

Installati i dossi nel tratto di strada dov'è morta Giulia, in suo ricorda una fiaccolata martedì

Sono stati installati i dossi in via Circuito, nel tratto di strada dove ha perso la vita Giulia Scimone. Per ricordare la 16enne travolta e uccisa da una moto, a un mese dalla scomparsa, la Pro Loco Capo Peloro ha organizzato una fiaccolata per martedì 28 luglio, esattamente un mese dopo la sua morte.

«Ci ritroveremo alle ore 21 in Piazza Lanternino (sotto il Pilone) – hanno scritto in una nota - per stringerci con affetto alla sua famiglia e rinnovare insieme l’impegno affinché tragedie come questa non si ripetano mai più. Il corteo attraverserà le vie di Torre Faro fino a raggiungere Via Circuito.» Intanto, dopo accese polemiche sulla pericolosità di Via Circuito, l’Amministrazione ha provveduto alla sistemazione dei dossi in un lungo tratto che va dal bivio alla rotonda di Faro. Nel frattempo, il 19enne alla guida, Alessandro Mondo, lo scorso venerdì è tornato a casa.

Il Tribunale di riesame ha, infatti, accolto il ricorso della difesa, riformulando l'accusa da omicidio volontario ad omicidio stradale, e concedendo gli arresti domiciliari. Subito dopo l’incidente, Mondo era stato posto ai domiciliari; in seguito alle indagini, la procura aveva contestato il reato più grave di omicidio volontario, decisione accolta dalla gip Maria Di Mulo che aveva deciso per la misura più grave del carcere.

Ad inasprire l’accusa avevano concorso alcuni video postati dal ragazzo sui social dove mostrava spericolatezza con la sua moto. Alcune immagini dei video di sorveglianza hanno, tuttavia, escluso che Mondo avesse partecipato ad una gara di velocità come ipotizzato. Il Tribunale del riesame ha dunque accolto le tesi dei difensori, Pilar Castiglia e Giovanni Cavallaro, derubricando il reato.