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il caso

Allarme sicurezza alla Gay street di Palermo: no al burqa nei luoghi della movida

La comunità Lgbtq+ chiede l'intervento del Comune dopo la strage di Berlino per vietare i volti coperti in nome della tutela pubblica

26 Luglio 2026, 19:43

 Allarme sicurezza alla Gay street di Palermo: no al burqa nei luoghi della movida

L’eco del tragico attentato di Berlino risuona fino in Sicilia, dove a Palermo la Gay street ha diffuso un comunicato rivolto all’amministrazione comunale con una richiesta drastica: vietare l’accesso alla via a chiunque indossi il burqa.

Gli esponenti della comunitá Lgbtq+ palermitana motivano l’istanza con esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e denunciano una presunta disparità nell’applicazione delle norme.

Ricordano che “la città è piena di donne con il volto coperto” e richiamano l’esistenza, in Italia, di una legge che vieta di circolare senza essere riconoscibili.

Da qui l’interrogativo sul perché tale deroga sia concessa alle donne musulmane e la ribadita convinzione che “la sicurezza dei cittadini viene prima di ogni culto religioso”.

Nel documento si delinea il clima di vulnerabilità percepita: il movimento Lgbtq+ si considera nel mirino di minacce globali, esposto tanto agli attacchi degli estremisti fascisti quanto al terrorismo di matrice islamista.

Di conseguenza, viene sollecitato al Comune di Palermo un intervento immediato per la “messa in sicurezza” della Gay street, a tutela della comunità locale e delle migliaia di turisti omosessuali che frequentano l’area.

Il comunicato richiama anche le tensioni seguite all’inaugurazione della via, quando alcuni giovani del quartiere si resero protagonisti di atti vandalici, strappando bandiere arcobaleno e insultando i frequentatori.

In quel frangente, la situazione fu ricomposta autonomamente attraverso il dialogo, innescando quello che viene definito un vero “miracolo sociale”: gli stessi ragazzi, divenuti alleati, si presentarono al Bunker club per chiedere una bandiera arcobaleno e sfilare al Gay Pride di Palermo.

Oggi, però, i rappresentanti della Gay street rivendicano la necessità di un presidio più stringente, tracciando il limite del confronto: “Ma se con i ragazzi di Palermo si può dialogare, questo non è possibile farlo con chi pratica il fanatismo religioso islamico”.

Da qui l’appello finale alle istituzioni cittadine per un rafforzamento delle misure di protezione in un contesto ritenuto altamente sensibile.