l'appello
Agricoltura in ginocchio tra Naro e Canicattì: scatta la richiesta di declaratoria dello stato di calamità
Uva, pesche e olive travolte dalle temperature record. Il consigliere Licata sollecita l'Ispettorato di Agrigento per la stima dei danni
L’eccezionale ondata di caldo che ha interessato anche la provincia di Agrigento sta letteralmente mettendo in ginocchio l’agricoltura del territorio. Le colture maggiormente colpite sono l’uva da tavola, quella da mosto ed ancora pesche, albicocche, mandorle e olive. Un’intera stagione di sacrifici da parte dei produttori agricoli della zona che ricade tra i comuni di Naro, Canicattì, Castrofilippo, Campobello di Licata e Ravanusa rischiano di andare in fumo. Una situazione che sta facendo preoccupare i produttori di questa zona della provincia di Agrigento i quali hanno iniziato a manifestare tutto il loro dissenso. Occorre dare acqua alle campagne per cercare di salvare il salvabile e per tale motivo è auspicabile il buon funzionamento dei consorzi irrigui consapevoli del fatto che bisogna agire in perfetta sinergia tra politica, consorzi, lavoratori e imprese agricole.
Questi sono i motivi che hanno indotto il consigliere comunale e sindacalista dell’Aic (Associazione Italiana Coltivatori) di Naro, Calogero Licata a seguito delle grida di allarme da parte dei produttori agricoli ad inviare una segnalazione all’Ispettorato provinciale agricoltura di Agrigento, affinché con i propri tecnici constati sul campo l’effettiva percentuale di perdita del prodotto al fine di potere effettuare una declaratoria che permetta di usufruire dei benefici di legge.
«In qualità di presidente della commissione agricoltura del comune di Naro - dichiara Licata - posso impegnarmi ad inviare una richiesta di accertamento collettivo dei danni che hanno subito i nostri produttori dell’intero territorio che ricade oltre che nel nostro comune anche in quello di Canicattì, Castrofilippo, Campobello di Licata e Ravanusa all’ispettorato provinciale agricoltura di Agrigento. Bisogna che i nostri produttori agricoli accedano al più presto ai benefici previsti dalla legge perché i danni subiti sono veramente ingenti e dopo tanto lavoro e sacrificio non riusciranno nemmeno a coprire le spese che hanno sostenuto durante la stagione. Molte aree risultano danneggiate dagli incendi che in poche ore hanno cancellato il lavoro di anni, compromettendo produzioni, aziende e biodiversità. A questo bisogna aggiungere l’aumento del costo del gasolio agricolo, della manodopera, dell’acquisto delle materie prime e le perdite superano di gran lunga anche la stessa copertura della spese. Se la politica non interverrà in tempo – conclude Lillo Licata - con i benefici che può concedere intere aziende si troveranno letteralmente in ginocchio anche per gli anni a venire».
Intanto, a proposito di acqua ed agricoltura operai sono a lavoro per sostituire le condotte danneggiate circa 50 metri che portano acqua dalla diga San Giovanni di Naro alle campagne dell’hinterland. Interventi, che sono partiti di pari passo con quelli che vengono effettuati alle pompe di sollevamento della diga che venivano reclamati dagli agricoltori del territorio da mesi. Interventi che già saranno conclusi nel corso della settimana e daranno un po’ di ristoro ai tanti produttori che contano sull’acqua della diga San Giovanni per innaffiare le loro produzioni. L’incontro con l’assessore regionale all’agricoltura Luca Sammartino avuto alcune settimane addietro da alcuni produttori agricoli di Naro e Campobello di Licata ha dunque sortito gli effetti sperati e l’impegno preso nel corso della riunione da parte della Regione Siciliana è stato mantenuto.