Palermo
Povertà in centro storico, i fondi si fanno in 4 ma restano invariati: il milione della Regione ora serve per altri tre quartieri
Gli interventi previsti per l'Albergheria si estendono a Capo, Vucciria e Kalsa
La Regione allarga il piano contro la povertà educativa nel centro storico palermitano, ma senza aggiungere un euro. A poco più di dieci giorni dalla delibera con cui la giunta aveva destinato tre milioni di euro in tre anni agli interventi nel quartiere Albergheria, una nuova delibera firmata estende il perimetro degli interventi anche alla Kalsa, al Capo e alla Vucciria lasciando però invariata la dotazione finanziaria. Un milione all'anno dal 2026 al 2028, da spalmare ora su quattro quartieri invece di uno.
Il cambiamento nasce da una nota dell'assessore regionale all'Istruzione Mimmo Turano arrivata il giorno dopo la prima delibera. Turano, pur confermando l'impostazione del progetto, ha chiesto di allargare il campo d'azione agli altri mandamenti storici della città, quelli che erano stati esclusi nella prima fase proprio per concentrare le risorse e massimizzarne l'efficacia. La giunta regionale ha recepito la proposta e ha approvato l'integrazione.
Il punto di partenza resta la legge di stabilità regionale approvata a gennaio, che autorizza la Regione a promuovere interventi per ridurre la marginalizzazione sociale e il disagio giovanile nei quartieri svantaggiati del centro storico, attraverso forme di partenariato pubblico-privato. È quella norma a fissare il budget: un milione all'anno per tre anni, non un euro di più. La prima delibera dell'8 luglio aveva concentrato tutto sull'Albergheria, scelta perché è il mandamento con la maggiore densità di residenti, la componente multietnica più marcata, i livelli di reddito più bassi e la presenza più alta di giovani in condizioni di vulnerabilità. Ora la stessa somma dovrà coprire anche la Kalsa, il Capo e la Vucciria, quattro realtà che, come si legge nei documenti di analisi degli uffici regionali, sono molto diverse tra loro per profilo economico e sociale.
Albergheria, legata all'economia del mercato di Ballarò e ai servizi per l'integrazione, ha circa 7.800 residenti e un reddito medio basso con sacche di povertà diffusa.
La Kalsa è l'area in maggiore trasformazione, con la più alta concentrazione di investimenti immobiliari e attività turistiche, 7.500 residenti e un livello di reddito medio-alto nelle zone recuperate.
Il Capo è un quartiere residenziale popolare da 6.000 abitanti, legato al piccolo commercio e alla micro-imprenditoria locale, con redditi medio-bassi.
La Vucciria è il mandamento più piccolo per popolazione residente con circa 5.500 persone, con un'economia ibrida dominata dalla movida notturna ma con molte famiglie in condizioni economiche fragili.
Tutti e quattro i quartieri condividono criticità strutturali: dispersione scolastica elevata, povertà educativa diffusa, carenza di servizi educativi strutturati, degrado del patrimonio edilizio, insufficienza di spazi pubblici fruibili e sicuri. È su questo terreno comune che si innesta il progetto regionale, che non cambia nella sua impostazione: doposcuola e supporto scolastico, laboratori didattici, misure contro la dispersione, sportelli di ascolto e mediazione culturale, laboratori artistici e teatrali, biblioteche di quartiere, orientamento professionale e tirocini.
E poi gli interventi fisici: riqualificazione di piazze e cortili degradati, recupero di edifici pubblici o confiscati per trasformarli in centri educativi e hub giovanili, apertura delle scuole oltre l'orario didattico per farne presidi civici di quartiere.
La domanda che resta aperta è come si distribuiranno queste risorse tra i quattro quartieri. Un milione all'anno è una cifra significativa se concentrata su un solo quartiere come previsto inizialmente; divisa su quattro realtà diverse, con esigenze e popolazioni differenti, rischia di diventare insufficiente per produrre un impatto reale su ciascuna di esse. La Regione dovrà chiarire questi aspetti nella manifestazione di interesse con cui nelle prossime settimane cercherà un ente del terzo settore con cui co-progettare e coordinare gli interventi.