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Polo industriale di Siracusa, l'allarme del sindacato: «Scelte strategiche lasciate alle sole aziende, così si rischia il declino»
La Uiltec chiede una cabina di regia nazionale e regionale per accompagnare la trasformazione di Versalis e il futuro della raffinazione: «Territorio e lavoratori devono tornare protagonisti»
“Scelte strategiche in capo alle singole aziende” e perciò “assenza di una politica industriale con una regia istituzionale”, starebbero determinando “una pericolosa deriva”, che avrebbe già dato i primi segnali: «Le vertenze esplose, che spaziano dalla chimica alla raffinazione, passando per la produzione elettrica, la farmaceutica e il settore manifatturiero».
È l’allarme del segretario generale di Uiltec Sicilia Andrea Bottaro, che riguarda l’industria siciliana e in particolare il nostro polo industriale a rischio “declino e desertificazione”.
«I problemi, già cronici, dell’industria siciliana – dice Bottaro - sono esplosi in questo primo semestre dell’anno. La mancanza, da diversi decenni, di politiche industriali adeguate, l’inefficacia della strategia industriale europea e la totale assenza di una regia istituzionale, hanno determinato una pericolosa deriva».
Nel polo siracusano le novità in corso sono la riconversione del sito Versalis, da impianto di cracking (già chiuso) a bioraffineria (entro il 2028), piano che pure vede Uiltec tra i sindacati firmatari e che stanno seguendo le fasi insieme con governo e Eni (altro incontro interlocutorio giovedì al Mimit); e l’appena annunciata produzione di biocarburanti in Isab, senza però rinunciare alla raffinazione tradizionale da fonti fossili (aumentata negli ultimi sei mesi del 40%). Tutte scelte che, secondo Bottaro, non fanno parte di una visione generale e che starebbero portando a un declino. «Le scelte strategiche sono rimaste in capo alle singole aziende, le quali agiscono secondo logiche esclusivamente economico-finanziarie, tralasciando i bisogni del territorio e gli aspetti sociali». In uno scenario così «sono esplose vertenze che nell’intera Isola spaziano dalla chimica alla raffinazione, passando per la produzione elettrica, la farmaceutica e il settore manifatturiero. La Sicilia rischia di assumere le sembianze di un limone spremuto; privato del suo succo, diventa inutilizzabile e destinato all’abbandono, determinando la desertificazione, colpo mortale per la fragile economia siciliana».
Riguardo al nostro polo, «il più rilevante – prosegue -, da sempre motore energetico e industriale dell’intero Paese, ma colpito da anni da una crisi che ha generato ridimensionamenti, contrazione occupazionale e mancanza di prospettive. Le recenti vicende geopolitiche, hanno tuttavia restituito valore e centralità all’asset industriale siracusano. Da tempo la Uiltec invoca il coinvolgimento dei governi regionale e nazionale, per affrontare complessivamente la questione e determinare lo sviluppo e l’assetto futuro dell’area». E invece: «Assistiamo a dinamiche in cui le singole aziende si muovono autonomamente, decidendo in solitudine il proprio futuro e creando difficoltà in un sito altamente integrato. Eni ha deciso di cambiare produzioni e mission; Isab ha cambiato più volte proprietà negli ultimi anni e, al di là degli annunci, non presenta progetti, né un assetto futuro chiaro; Sasol sta ristrutturando in modo non chiaro, preparandosi apparentemente a un cambio di proprietà; Sonatrach, forte dell’integrazione con l’Algeria, si limita a proseguire nelle proprie attività senza una visione a lungo termine».
Territorio e lavoratori, secondo il segretario generale Uiltec Sicilia, «sono semplici spettatori di un processo guidato unicamente da direttrici economiche: a pagarne il prezzo sono già i lavoratori dell’indotto, che hanno subìto la perdita o la precarizzazione dell’occupazione: basti pensare a realtà come Priolo Servizi, dove da quasi un decennio operano 14 lavoratori in staff leasing, alla stregua dei dipendenti diretti».
L’appello di Bottaro: «Serve un’azione sindacale comune, che metta al centro questi temi, affinché territorio e lavoratori scendano in campo da protagonisti nella partita. Finalmente sembra essersi allargato il fronte di chi ritiene che i problemi dell’industria siciliana e del petrolchimico siracusano debbano essere affrontati in modo sistematico, senza inutili spezzatini. Altre organizzazioni sindacali si sono unite al nostro coro. È arrivato il momento di misurarci sui fatti e passare all’azione. Senza un’inversione di tendenza già dal prossimo autunno, quando scadranno alcune vertenze cruciali, assisteremo a un massacro sociale, che turberà l’equilibrio e la serenità del territorio. Senza uno scatto d’orgoglio da parte del sindacato, delle imprese locali e delle istituzioni, si comporrà l’inesorabile declino».