Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
28 luglio 2026 - Aggiornato alle 10:49
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

il bilancio

Pantelleria, il presidente Mattarella sull’isola per i 10 anni del Parco che porta anche la sua firma

Non è solo una visita istituzionale: tra vulcani, vigneti e pietra lavica, la presenza del Capo dello Stato riporta al centro una delle geografie più fragili e strategiche del Mediterraneo

28 Luglio 2026, 10:49

10:50

mattarella

Alle 11 in punto, dentro un hangar aeroportuale affacciato su un’isola che guarda più all’Africa che alla Sicilia, si consumerà una scena che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Pantelleria, per la prima visita ufficiale di un capo dello Stato nella storia repubblicana dell’isola. Un lembo di lava e vento sospeso nel Canale di Sicilia, dove il paesaggio non è soltanto natura: è fatica umana fossilizzata in muretti a secco, dammusi, vigne basse e terrazzamenti. Oggi quel paesaggio compie dieci anni da quando è diventato Parco nazionale. E a celebrarlo arriva proprio l’uomo che ne firmò l’atto di nascita.

La ricorrenza ha un peso che supera il rituale. Il Parco Nazionale Isola di Pantelleria non fu un titolo onorifico assegnato a un luogo bello da cartolina: nacque come scelta di tutela per un territorio estremo, prezioso e vulnerabile, sancita dal decreto del Presidente della Repubblica del 28 luglio 2016, poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre 2016. Per la Regione Siciliana è stato il primo Parco nazionale; secondo la documentazione parlamentare e istituzionale, fu anche il 24° parco nazionale italiano.

Oggi quella firma torna sul luogo che l’ha resa concreta. E il valore simbolico è evidente: Mattarella non arriva soltanto per commemorare un anniversario, ma per dare visibilità nazionale a un’isola che negli anni ha dovuto difendere il proprio equilibrio fra conservazione, agricoltura, turismo e identità.

Il programma della giornata: hangar, piazza e incontri riservati

La visita presidenziale ruota attorno a due momenti pubblici. Il primo è previsto alle 11 nell’Hangar del Distaccamento Aeroportuale di Pantelleria, dove si terrà la cerimonia ufficiale per il decennale. L’iniziativa è organizzata dall’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria con il Comune di Pantelleria, ENAC Servizi Aeroporti e l’Aeronautica Militare. L’accesso sarà riservato agli accreditati, ma gli organizzatori hanno previsto una rappresentanza della comunità isolana: istituzioni, associazioni, categorie economiche, volontariato, presidenti dei circoli e anche i Piccoli Rangers, segno di una volontà precisa di far coincidere la celebrazione con un’idea di educazione civica e ambientale.

Il secondo momento, più diretto e popolare, è fissato alle 12 in Piazza Cavour, dove il Presidente rivolgerà un saluto pubblico alla comunità pantesca e ai visitatori. Qui, a differenza dell’hangar, la partecipazione sarà libera. Dopo il saluto, la giornata proseguirà con alcuni incontri di carattere privato prima del rientro a Roma

Una prima volta che pesa più del protocollo

Che questa sia la prima visita ufficiale di un Presidente della Repubblica a Pantelleria non è un dettaglio di colore, ma un indicatore politico e geografico. L’isola, pur essendo italiana a pieno titolo, vive da sempre una condizione periferica solo sulla carta: in realtà è centrale nelle dinamiche del Mediterraneo, nelle rotte migratorie degli uccelli, nelle relazioni storiche fra Europa e Africa, nei temi della sicurezza e dell’energia. La presenza di Mattarella restituisce a questo margine apparente una posizione di centralità.

A sottolinearlo, nelle settimane precedenti, è stato anche Italo Cucci, presidente dell’Ente Parco, che ha rivendicato l’eccezionalità dell’evento ricordando come Mattarella sia il primo capo dello Stato a visitare ufficialmente l’isola dalla nascita della Repubblica. Nelle comunicazioni del Parco, la visita viene presentata come un passaggio di riconoscimento verso il lavoro svolto in questi anni “in sinergia con le varie istituzioni”.

Il Parco nato da una firma, ma anche da una ferita

La data del 28 luglio 2016 è il punto d’arrivo di un iter normativo già avviato da tempo. La nascita del Parco, infatti, era prevista in un percorso aperto già dalla legislazione del 2007; il 20 giugno 2016 arrivò il via libera del Consiglio dei ministri, dopo gli assensi necessari. Ma su quella accelerazione gravò anche il peso di una ferita ancora viva: il grande incendio che colpì Pantelleria nella tarda primavera del 2016, devastando un’ampia porzione dell’isola, andarono in fumo oltre 600 ettari di terreno.

Il Parco, dunque, non nacque come reazione improvvisata a un’emergenza, ma l’emergenza ne rese più chiaro il significato. In quel contesto, l’area protetta assunse il valore di una risposta pubblica: non solo difesa della biodiversità, ma presidio contro l’abbandono, strumento di pianificazione, cornice per una diversa idea di sviluppo.

Un’area protetta che occupa quasi tutta l’isola

Il Parco nazionale si estende per 6.560 ettari, pari a circa 66,4 chilometri quadrati, e occupa all’incirca l’80% dell’isola. Non si tratta quindi di un frammento separato dal resto del territorio, ma di una struttura che ingloba gran parte dell’identità fisica e culturale di Pantelleria. Pantelleria è la parte emersa di un complesso vulcanico attivo dal punto di vista secondario: fumarole, sorgenti termali e manifestazioni idrotermali ne testimoniano ancora oggi la vitalità geologica. 

Un paesaggio naturale che è anche un’opera collettiva

Uno degli aspetti più interessanti del Parco di Pantelleria è che la tutela non riguarda una wilderness incontaminata in senso classico. Qui la natura è inseparabile dalla lunga storia del lavoro umano. I terrazzamenti in pietra lavica, i muretti a secco, i dammusi, i giardini panteschi e le coltivazioni difese dal vento raccontano un adattamento millenario a condizioni climatiche severe: poca acqua, sole potente, raffiche costanti, suolo vulcanico.

Proteggere questo paesaggio significa allora evitare un doppio errore: da una parte l’abbandono, dall’altra la trasformazione turistica senza misura. Il Parco, nella sua strategia per il turismo sostenibile, insiste proprio su questo punto: conservare i valori naturali e culturali del territorio, migliorare la qualità del turismo, sostenere i mezzi di sussistenza locali e rafforzare la cooperazione. È una visione che non oppone ambiente ed economia, ma prova a ricomporli.

La vite ad alberello: il riconoscimento UNESCO 

Se c’è un simbolo che più di altri spiega Pantelleria, è la vite ad alberello. Non solo per il vino, non solo per il Passito, ma perché rappresenta una tecnica agricola costruita per resistere al vento e alla scarsità d’acqua. La pratica tradizionale di coltivazione della vite ad alberello della comunità di Pantelleria è stata iscritta dall’UNESCO nel 2014 nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Quel riconoscimento precede di due anni la nascita del Parco e, in un certo senso, ne prepara la filosofia. Dice che il valore dell’isola non sta soltanto nella sua biodiversità, ma in una sapienza agricola che ha modellato il territorio con intelligenza ecologica ben prima che questa espressione diventasse di moda. A Pantelleria, la sostenibilità non è un’etichetta recente: è una pratica antica, nata per necessità.

Biodiversità, rotte migratorie, specie rare

Dal punto di vista ambientale, il Parco custodisce un mosaico straordinario di habitat. La documentazione regionale segnala 640 specie censite al 2014, con 13 endemismi e 63 specie rare o rarissime per l’isola. La sua posizione nel cuore del Mediterraneo la rende inoltre una tappa cruciale per l’avifauna migratoria: in primavera e in autunno, soprattutto nell’area del Lago di Venere o Bagno dell’Acqua, sostano numerosi uccelli acquatici e migratori, dai fenicotteri alle garzette, dalle spatole alle cicogne.

Il carattere di frontiera biologica emerge anche nella fauna minore e nei rettili, con specie che riflettono la vicinanza con il continente africano. È uno dei motivi per cui Pantelleria non può essere letta soltanto come destinazione turistica: è un osservatorio ecologico di prima grandezza, dove i cambiamenti climatici, la pressione antropica e la salute degli ecosistemi possono essere misurati quasi in tempo reale.

Il decennale come bilancio, non come autocelebrazione

Ogni anniversario rischia di scivolare nell’autocompiacimento. Ma nel caso di Pantelleria il decennale dovrebbe servire soprattutto a fare un bilancio. In questi anni il Parco ha costruito una propria fisionomia, ha lavorato sul turismo sostenibile, sulla valorizzazione del paesaggio rurale, sulla rete dei sentieri, sull’educazione ambientale e sulla promozione di un’immagine dell’isola meno effimera e più strutturata. Al tempo stesso, restano aperte questioni concrete: l’equilibrio tra accessibilità e protezione, la tenuta dell’agricoltura tradizionale, la gestione delle risorse idriche, la qualità dei servizi, la capacità di trattenere giovani competenze.

La visita di Mattarella accende i riflettori su un’isola che ha bisogno di tutela normativa, ma anche di continuità amministrativa, investimenti intelligenti e politiche coerenti. Un Parco nazionale non è un trofeo: è un impegno permanente.

Le cartoline del decennale e l’annullo postale: memoria materiale di una giornata storica

Accanto al protocollo, il 28 luglio avrà anche un risvolto più lieve ma non secondario: quello della memoria pubblica. Per il compleanno del Parco, l’Ente Parco ha realizzato quattro cartoline celebrative dedicate ad alcuni simboli dell’isola, fra cui il Bagno dell’Acqua/Specchio di Venere e l’asino pantesco, razza recuperata e reintrodotta grazie a un progetto sostenuto a livello regionale. Le cartoline saranno distribuite gratuitamente durante la giornata. In Piazza Cavour, inoltre, Poste Italiane applicherà uno speciale annullo postale commemorativo dalle 9 alle 13

L’asino pantesco e gli altri simboli di una rinascita possibile

Fra le immagini scelte per il decennale c’è l’asino pantesco. Il ritorno di questa razza, ricordato anche dal portale della Regione Siciliana, è diventato negli anni un emblema di recupero identitario e di ricostruzione del rapporto tra conservazione e comunità locale. Vale lo stesso per i grandi segni del paesaggio: lo Specchio di Venere, le aree fumaroliche, i boschi di Montagna Grande, i cappereti, le vigne. Non sono soltanto attrazioni, ma tessere di un sistema territoriale che regge se tutte restano connesse.