Catania
La stanza della fragilità al pronto soccorso del San Marco: uno spazio per garantire dignità e accoglienza
Riservatezza e supporto a vittime di violenza, minori, pazienti in fine vita e ai loro familiari, con arredi confortevoli e un affresco che invita alla speranza
Un ambiente protetto, discreto e accogliente pensato per accompagnare i pazienti nei momenti di massima vulnerabilità e offrire sostegno ai loro congiunti: è la “Stanza della Fragilità”, inaugurata questa mattina al Pronto soccorso generale dell’Ospedale San Marco, la terza realtà di questo tipo in Italia.
L’iniziativa, frutto di un’intuizione del direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico “Rodolico – San Marco”, Giorgio Giulio Santonocito, e della responsabile del Pronto soccorso del presidio, Paola Noto, rientra in un più ampio percorso dedicato alla fragilità, volto a garantire dignità, riservatezza e vicinanza già dalla presa in carico all’arrivo in emergenza.
Le situazioni più delicate e ad alto impatto emotivo riguardano, tra le altre, l’assistenza alle vittime di violenza, la comunicazione di diagnosi infauste o di un decesso, la gestione del fine vita, l’accoglienza di persone con gravi disabilità e dei minori che necessitano di osservazione prolungata.
Ogni anno il Pronto soccorso generale del San Marco assiste circa 4.000 ragazzi tra i 14 e i 18 anni; di questi, circa 800 restano in osservazione per oltre dodici ore.
Nel solo 2025 si sono registrati oltre 70 decessi in Pronto soccorso e sono stati attivati più di 40 Codici Rosa per la presa in carico di vittime di violenza: dati che evidenziano la necessità di uno spazio dedicato alle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Alla cerimonia di presentazione e attivazione del progetto sono intervenuti, accanto al direttore generale Giorgio Giulio Santonocito — con la direttrice amministrativa Monica Castro, il direttore sanitario Antonio Lazzara e il direttore di presidio Giuseppe Mangano — la prorettrice dell’Università di Catania, Lina Scalisi, l’assessora comunale ai Servizi sociali, Serena Spoto, e numerose altre autorità cittadine.
Presenti anche il vicario generale dell’Arcidiocesi di Catania, don Vincenzo Branchina, in rappresentanza dell’arcivescovo Luigi Renna, che ha impartito la benedizione ai nuovi locali e donato un crocifisso, e il cappellano dell’ospedale, monsignor Orazio Catarraso.
“Nel Pronto Soccorso si affrontano ogni giorno situazioni di grande complessità clinica, ma anche umana — sottolinea il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito —. Offrire uno spazio dedicato significa garantire dignità, riservatezza e vicinanza a chi vive momenti di particolare sofferenza e, al tempo stesso, vuol dire offrire condizioni di lavoro migliori per i nostri professionisti. È un progetto che interpreta, in maniera tangibile, il concetto di umanizzazione delle cure che è poi uno degli impegni più grandi che un’azienda ospedaliera possa mettere in campo per garantire alla persona, prima ancora che al paziente, un’assistenza a 360 gradi”.
“La Stanza delle Fragilità rappresenta un segno concreto di una sanità che mette al centro la persona. Come Università, siamo lieti di sostenere iniziative che promuovono una cultura della cura, dell’ascolto e della collaborazione tra istituzioni, nella consapevolezza che la formazione e la ricerca trovano il loro significato più autentico quando si traducono in servizi capaci di rispondere ai bisogni della comunità”.
L’accesso alla Stanza della Fragilità avviene su indicazione del personale medico e infermieristico. I pazienti vengono assistiti in un contesto riservato, mentre i familiari possono restare accanto ai propri cari anche per periodi prolungati.
Lo spazio, concepito per evocare un’atmosfera domestica, è arredato con letto di degenza, poltrona relax, divano letto per i familiari e tonalità cromatiche tenui. La stanza è impreziosita da un affresco dell’artista catanese Giorgia Orifici, realizzato su una delle pareti a cura dell’associazione “Corsie a colori”, presieduta dal medico Claudio Coppola.
Le finestre dipinte si aprono idealmente sul mare e sui faraglioni, sul fiume e sull’Etna, tra alberi, cactus e fichi d’India: elementi dell’identità siciliana che invitano a rivolgere lo sguardo verso un orizzonte di serenità e speranza.