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L'audizione

Carceri e armi, l'allarme di de Lucia all'Antimafia: «I boss acquistano anche i droni lanciamine»

Cosa nostra dopo la cattura di Matteo Messina Denaro: ecco la fotografia scattata dal capo dei pm di Palermo

28 Luglio 2026, 21:00

Carceri e armi, l'allarme di de Lucia all'Antimafia: «I boss acquistano anche i droni lanciamine»

La mafia riesce a “governare” anche da dentro le carceri. Inutile girarci attorno. Inutile provare a ridimensionare l’allarme. Quando un boss riesce tranquillamente a fare una videochiamata che diventa un summit mafioso da remoto qualcosa nel sistema penitenziario non funziona. Ed è la stessa polizia penitenziaria che da anni chiede misure più incisive per evitare l’introduzione dei telefonini nelle case circondariali.

Le carceri sono un colabrodo. Lo ha ribadito ieri a Palazzo San Macuto a Roma il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia. Il magistrato, nel corso dell’audizione in Commissione nazionale Antimafia, ha mostrato il volto di Cosa nostra siciliana dopo la cattura di Matteo Messina Denaro.

Le parole di de Lucia erano molto attese, soprattutto dopo la polemica per l’allarme che il procuratore di Palermo aveva lanciato sulla permeabilità degli istituti di pena «in mano alla criminalità organizzata». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non aveva gradito le esternazioni del procuratore, considerandolo quasi un affronto. Ma il capo della procura di Palermo, ieri, ha rincarato la dose pur esprimendo stima e gratitudine. «Nei soli istituti di pena di Palermo Pagliarelli e Ucciardone abbiamo scoperto a disposizione dei detenuti, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, 297 cellulari. E centinaia ne abbiamo trovati in tutta la Sicilia. Questi sono quelli che abbiamo recuperato, la cui introduzione nelle celle cioè è fallita. È immaginabile quanti invece siano riusciti a entrare senza che ce ne accorgessimo», ha detto de Lucia.

«Se consentiamo ai mafiosi di continuare a fare i mafiosi dal carcere vanifichiamo anche il lavoro investigativo» - ha spiegato - denunciando un doppio rischio: la custodia cautelare cautela ben poco e poi si indebolisce la credibilità dello Stato nelle persone a cui chiediamo collaborazione, come ad esempio le vittime del racket. Quando si sa che chi hai denunciato ordina i danneggiamenti dalla galera è difficile capire l’utilità delle denunce».

Nell’audizione, durata tre ore, de Lucia ha parlato della nuova mafia che pur senza cupola sta riuscendo a riguadagnare terreno, rispetto alle ’Ndrine calabresi, nel traffico di droga. I clan rafforzano gli arsenali non solo con i kalashnikov ma anche con armi hi-tech. «Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso cose più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine da cui non siamo preparati a difenderci».

I parlamentari del Pd e del M5s hanno espresso la solidarietà a de Lucia dopo le parole di Nordio. «La commissione è ponte tra le istituzioni», ha detto invece la presidente Chiara Colosimo per tentare di spegnere le polemiche.