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Francofonte

Il Comune sciolto per mafia, la Commissione in oltre trenta pagine indica i motivi del provvedimento

La relazione della Prefettura ricostruisce il condizionamento mafioso: clan Nardo-Sambasile, mancate verifiche Bdna, affidamenti diretti per funerali, eventi, rifiuti e abusi edilizi

29 Luglio 2026, 21:21

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Francofonte. La diffusione della relazione redatta dalla Prefettura ha reso noto in modo dettagliato le ragioni che hanno condotto allo scioglimento del Comune di Francofonte per condizionamento e infiltrazione di tipo mafioso.

Il documento conclusivo, trasmesso al ministero dell’Interno a seguito di un’approfondita attività ispettiva durata sei mesi al Palazzo Municipale, delinea un quadro analitico e documentato in merito alle ingerenze della criminalità organizzata nelle dinamiche amministrative dell’ente locale.

L’indagine della Commissione d’accesso ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’operato della macchina burocratico-politica, evidenziando una contiguità tra settori dell’amministrazione e gli interessi economici del clan Nardo-Sambasile, storica articolazione territoriale della cosca catanese Santapaola-Ercolano.

Le verifiche condotte tra l'agosto del 2025 e il febbraio del 2026 hanno evidenziato come l’attività amministrativa svolta sotto le due consiliature dell’ex sindaco Daniele Nunzio Lentini, eletto nel 2018 e riconfermato nel 2023, fosse sprovvista dei necessari presidi di controllo, di trasparenza e di verifica dei requisiti previsti dalla normativa antimafia. I riscontri istituzionali pongono in primo piano la gestione di diverse posizioni amministrative e personali legate all’ex primo cittadino.

Già nel luglio del 2025 la Prefettura aveva emesso cinque informative interdittive antimafia nei confronti di imprese riconducibili al sindaco e alle attività della sua famiglia. Sebbene tali provvedimenti fossero stati temporaneamente annullati dal Tar, nell’ottobre dello stesso anno per un vizio procedurale, la Prefettura ne ha disposto la riadozione nel gennaio del 2026 a seguito delle nuove istruttorie del gruppo Interforze Antimafia che hanno confermato l’attualità e la concretezza del rischio di condizionamento.

Dalla relazione emergono gravi e sistematiche criticità nei protocolli di verifica antimafia. La consultazione della Banca Dati Nazionale Unica Antimafia (Bdna) risultava delegata a un singolo dipendente comunale, autore di un numero del tutto esiguo di accertamenti annui. Questa prassi ha consentito a dirigenti e funzionari dei vari settori di ricorrere ad affidamenti diretti sotto soglia e a somme urgenze senza la preventiva verifica dei requisiti antimafia, esponendo l’ente all’assegnazione di commesse a favore di imprese contigue ai circuiti criminali.

L’ingerenza pare che si sia manifestata in diversi ambiti, tra cui i servizi sociali e cimiteriali. Tra i casi documentati figurano cinquantatré interventi finanziati dal Comune per la celebrazione di funerali di cittadini indigenti, per un importo totale di oltre ottantacinquemila euro: trentaquattro di questi affidamenti diretti, pari a oltre sessantottomila euro, sono stati destinati a imprese di pompe funebri riconducibili a esponenti di una famiglia malavitosa locale, con liquidazioni proseguite anche dopo l’emissione delle interdittive antimafia.

Un'analoga gestione si è riscontrata nell’ambito degli eventi culturali affidati alla Pro Loco, beneficiaria tra il 2021 e il 2025 di trasferimenti comunali superiori a 1,3 milioni di euro.

Nel settore della gestione dei rifiuti, il servizio è stato prorogato per anni mediante reiterati affidamenti tecnici a vantaggio di società che impiegavano, tra il personale dipendente, parenti di soggetti contigui alle cosche.

La relazione evidenzia inoltre una consapevole inerzia nell’attività di contrasto all’abusivismo edilizio. Emblematici risultano i casi di un’agenzia funebre vicina al clan realizzata abusivamente su suolo pubblico e la costruzione di un immobile a più elevazioni privo di autorizzazioni: i relativi fascicoli sanzionatori, inizialmente dichiarati smarriti dalla Polizia Municipale, sono stati successivamente rinvenuti dalla Commissione d’Accesso all'interno degli uffici tecnici.

Il condizionamento del contesto locale è stato favorito infine da legami di parentela tra amministratori e soggetti condannati per reati di mafia, oltre che da forme di ostentazione del consenso elettorale, come testimoniato da un filmato diffuso sui social network in cui un esponente del clan festeggiava l’elezione del primo cittadino.

L’attività di indagine è stata condotta dalla Commissione d’Accesso presieduta dal viceprefetto Rosanna Mallemi, con il funzionario Mirella Portaro e il tenente colonnello Emiliano Jacoboni.