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Palermo

Stadio Barbera, ultime ore per Euro 2032: da sciogliere i nodi sulle imposte e sulla concessione

La convenzione all’esame del Consiglio. Lo “stralcio” degli sconti su Imu e Cup e il canone da 800mila euro che potrà essere ritoccato ogni cinque anni

30 Luglio 2026, 09:46

Stadio Barbera, ultime ore per Euro 2032: da sciogliere i nodi sulle imposte e sulla concessione

Si lavora di lima su un accordo da cui uno degli interessati vuole andarsene. La situazione surreale riguarda la riqualificazione dello stadio Barbera, arrivata alla scadenza delle delibere da inviare entro domani alla Figc per tenere aperta la possibilità di ospitare le partite degli europei di calcio del 2032. La delibera con la proposta di convenzione tra Comune e Palermo Fc e il Pef sarà esaminata dai consiglieri oggi con 24 ore d'anticipo rispetto alla calendarizzazione prevista per domani. Ma il documento è lo stesso su cui due giorni fa è arrivata la doccia fredda del Palermo Fc, che dopo avere appreso dei cambiamenti chiesti dall’amministrazione ha minacciato di uscire dall'operazione: troppo svantaggioso continuare, troppo sbilanciata a favore dell'amministrazione la nuova bozza.

La convenzione e il Piano economico finanziario finiranno sotto le lenti di un consiglio ingolfato di provvedimenti importantissimi: oltre a quello per il Barbera sono in dirittura d'arrivo quello per la Tari e quello per gli equilibri di bilancio. All'esame dei consiglieri ci sarà una bozza riveduta e corretta dal segretario generale Raimondo Liotta e dal ragioniere generale Bohuslav Basile, che hanno sì dato il proprio parere favorevole alla delibera ma subordinandola a diverse variazioni sostanziali dal punto di vista sia amministrativo e contabile.

Una delle modifiche riguarda in particolare il nodo dei tributi. Nel Pef sono previsti sconti fiscali su Imu e Cup per il Palermo Fc pari a 300mila euro all'anno, per un totale di 27 milioni di euro in 90 anni, ovvero la durata della convenzione. I due dirigenti comunali però hanno chiesto un aggiustamento del tiro, visto che gli sconti sui tributi non possono essere in nessun modo inseriti in una convenzione. Da qui il doppio binario: le esenzioni dovranno essere votate e approvate dal consiglio, ma non possono essere previste automaticamente nella delibera.

Altri punti centrali riguardano i profitti previsti nell'operazione. Il parere del ragioniere generale Basile di fatto riscrive d'ufficio l'articolo sei della convenzione, stabilendo che dovranno essere fatte delle verifiche contabili ogni cinque anni: se il margine del Palermo Fc supererà del 20 per cento le previsioni del Pef il Comune potrà ridurre la durata della concessione, alzare il canone fissato per il momento a 800mila euro all'anno o ridurre i contributi pubblici. Ancora, nella delibera è ora previsto che gli interventi in seguito a eventi eccezionali come terremoti o allagamenti sono a carico esclusivo del concessionario, senza possibilità di chiedere rimborsi al Comune.

Proprio da queste decisioni è scattato il malumore del Palermo Fc, che in sintesi teme che la delibera ora sia troppo sbilanciata verso il Comune con maggiori costi, rischi finanziari e vincoli operativi per il club. La clausola sulla revisione dei costi, ad esempio, espone la società a minori guadagni, mentre quella su manutenzione e danni da eventi naturali farà aumentare il rischio e le polizze assicurative. Per la società di viale del Fante si prospetterebbe anche l'assunzione quasi totale del rischio d'impresa, di cantiere e di gestione dello stadio Barbera: per questo il Palermo non ha ancora corretto il tiro dopo la lettera in cui ha annunciato di voler fermare e rinegoziare tutto.

Intanto l'operato del segretario e del ragioniere generale, che ieri dopo la lettera del Palermo in cui si annunciava la rottura avevano sottolineato la necessità di tutelare l'indipendenza delle funzioni di controllo istituzionale, è stato difeso dal vicesindaco Brigida Alaimo in una nota: «Gli attacchi al ragioniere generale e al segretario generale del Comune, sono del tutto fuori luogo. Attribuire loro la responsabilità di eventuali rallentamenti è del tutto fuorviante e rischia di ingannare l'opinione pubblica».