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L’inchiesta della mobile

La consegna del mitra rubato a Bicocca smaschera lo spaccio a conduzione familiare: ecco chi sono gli altri due arrestati

La gip, dopo gli interrogatori preventivi, ha accolto la richiesta dei pm e ha emesso due ordinanze di misura cautelare in carcere nei confronti della madre dei due fratelli già in manette e di un fornitore di droga

31 Luglio 2026, 13:32

13:40

La consegna del mitra rubato a Bicocca smaschera lo spaccio a conduzione familiare: ecco chi sono gli altri due arrestati

È una donna il ponte di collegamento fra Melania Nicotra, l’agente della polizia penitenziaria arrestata per peculato dalla squadra mobile qualche settimana fa, e i fratelli Francesco e Salvatore Longo, anche loro due finiti in manette nell’ambito dell’inchiesta sul furto del mitra al carcere di Bicocca nel 2024. I poliziotti hanno arrestato altre due persone, una è Maria Agata Palermo (madre dei Longo) e l’altro è Alessio Marco Gigante. I due sono accusati di spaccio di sostanze stupefacenti. Gli investigatori infatti avviando gli accertamenti sulla scomparsa dell’arma dall’istituto penitenziario catanese hanno scoperto un’attività illecita di smercio di sostanze stupefacenti gestito da Palermo e figli. Gigante, invece, sarebbe un fornitore di droga.

Sono state le intercettazioni a incastrare i due indagati, che prima di essere arrestati su disposizione della gip Anna Maria Cristaldi hanno affrontato l’interrogatorio preventivo. E, in qualche modo, le dichiarazioni rese alla giudice hanno ancor di più appesantito la posizione dei due indagati, che sicuramente impugneranno l’ordinanza. «La circostanza dichiarata da Palermo, secondo cui le attività di spaccio svolte da lei e dal figlio Francesco Longo erano del tutto separate e distinte, è smentita dalle emergenze investigative», mette nero su bianco la giudice Cristaldi nell’ordinanza.

«I fratelli Longo e la madre Palermo - scrive la gip - sono stabilmente dediti all’attività di spaccio, organizzata in modo professionale, da cui ricavano ingenti guadagni». Profitti che, dall’analisi della giudice, emergono anche da diverse conversazioni captate dalla squadra mobile. Il 21 agosto 2024 Maria Agata Palermo e il figlio Francesco Longo «discutevano preoccupati di un controllo subito vicino casa da Salvatore Francesco Longo, poiché erano in possesso della somma in contanti di 1.800 euro di cui non avrebbero potuto giustificare la provenienza lecita, tanto da inventarsi che si trattava di una vincita al gioco». Ma il turnover della vendita illecita della droga è stata documentata anche dalla «fotografia rinvenuta nel telefono cellulare di Francesco Longo» che raffigurava «una busta piena di banconote». Sono sempre i social a inchiodare i fratelli. Anche per il mitra rubato da Nicotra per pagare un debito contratto proprio coi Longo la svolta è arrivata dall’analisi del profilo TikTok degli indagati. A Capodanno 2024, i poliziotti della squadra mobile incrociano un selfie in cui Francesco Longo imbracciava la mitragliatrice assolutamente uguale a quella scomparsa dall’armeria della casa circondariale catanese. E, infatti, Francesco Longo è stato arrestato dopo che gli agenti della mobile sono andati in via Castromarino a cercare la mitragliatrice e l’hanno trovata occultata sopra il tetto di una stalla dell’Antico Corso. Ciccio Longo ha tentato di scagionare la madre, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, almeno per le contestazioni sulla detenzione dell’arma. Ma la sua versione non ha affatto convinto la giudice. «Francesco Longo ha dichiarato che la madre era stata da lui incaricata di ricevere per suo conto il pacco contenente la mitragliatrice senza però sapere, a suo dire, di cosa si trattasse», si legge negli atti. La giudice però ha valutato esserci un quadro indiziario tale da fare emergere «una condotta rilevante in termini di concorso nella detenzione e nel porto illecito dell’arma».

Alessio Marco Gigante, difeso dall’avvocato Salvatore Leotta, ha respinto il quadro accusatorio emerso dalle indagini svolte dai poliziotti. «Era solo consumo di gruppo», ha spiegato. Per la gip l’indagato sarebbe un fornitore di droga. «L’esplicito contenuto dei dialoghi riportati smentisce le dichiarazioni rese da Gigante - annota la giudice - essendo evidente che la sostanza stupefacente oggetto di consegne fosse cocaina e non marijuana e che non si trattasse di consumo di gruppo ma di vendite». Per la giudice «ricorre un pericolo concreto e attuale di reiterazione» dei reati di spaccio di una «sostanza particolarmente pericolosa per la salute pubblica come la cocaina» e per questo l’unica misura adeguata nei confronti di Gigante è quella della detenzione in carcere. Anche per lui sicuramente il difensore presenterà ricorso al Riesame.

Si sono svolte invece ieri mattina le udienze davanti al Tribunale della Libertà per le posizioni dell’agente Nicotra, difeso dall’avvocato Christian Petrina, e dei fratelli Longo, assistiti dall’avvocato Tommaso Manduca. L’esito del ricorso presentato dai penalisti dovrebbe arrivare entro lunedì. Decisioni che avranno sicuramente un peso per le altre impugnazioni.