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salute

«Prescriviamo un'ora con un amico, perché le relazioni umane sono il vero elisir di lunga vita»

Medico, docente e ricercatore Giovanni Scapagnini ha analizzato la mini zona blu di Cartabellotta sui Monti Sicani studiando i centenari

02 Agosto 2026, 07:05

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«Prescriviamo un'ora con un amico, perché le relazioni umane sono il vero elisir di lunga vita»

Per secoli l’umanità ha inseguito l’illusione della giovinezza eterna guardando a elisir e rimedi miracolosi. Oggi la scienza ci dice che il segreto per vivere a lungo e soprattutto in salute non è un mito. La Sicilia ne ha parlato con Giovanni Scapagnini, ordinario di Nutrizione Clinica all’Università del Molise, che ha ricevuto il premio “Taormina Gold” per la medicina. «È chiaro che una corretta alimentazione allunga la vita, ma dobbiamo innanzitutto riscoprire tutto quello che ci fa stare bene e che abbiamo dentro di noi: la gioia di vivere, la motivazione, le relazioni sociali, le amicizie, i rapporti sani».


Si parla tanto di longevità.

«Una parola abusata. Il suo significato più rilevante si sta un po’ smarrendo. In certi ambienti è un bene di lusso con la promessa dell’eterna giovinezza, in altri è marketing puro, con l’idea generica di un effetto potenziale sulla salute. La realtà che la longevità, invece, è uno degli obiettivi più importanti per la società futura, perché stiamo invecchiando tutti molto male. In Italia l’aspettativa di vita in salute è 58.1% e già a 60 anni l’idea di viverne venti in compagnia di una malattia cronica o degenerativa è assolutamente intollerabile. Alcune di queste hanno un impatto veramente devastante in prospettiva, non solo sull’individuo, ma sul sociale. Mi riferisco per esempio all’invecchiamento cerebrale che ha preso un andamento proprio epidemico. Oggi in Italia 1.400.000 persone è affetto da demenza. Al 2050 la prospettiva più ottimistica è una triplicazione dei casi».


Lei studia i modelli positivi. Da qui passa la prevenzione.

«Lavorare sulla prevenzione delle malattie e dell’invecchiamento è il vero obiettivo della sana longevità. Dal 2000 ho iniziato a lavorare sui modelli positivi, invece di guardare le persone che stavano male per capire perché si erano ammalate. Guardavo a quelle che stavano benissimo per capire come avevano fatto, ai centenari sani. Sui monti Sicani, a Caltabellotta, esiste una mini “zona blu”. Studiando, come se fosse un laboratorio a cielo aperto, queste condizioni, c’è la possibilità di identificare dei punti comuni anche in zone del mondo così diverse e l’idea che abbiamo portato avanti è quella di poter trasferire dei suggerimenti alla gente. Sicuramente l’alimentazione è un elemento molto rilevante, sappiamo che alcuni alimenti sono in grado di favorire la salute durante l’invecchiamento. La sedentarietà “ammazza” le persone, non parliamo di sport, ma di attività fisica e all’aria aperta: questo ci insegnano le zone blu. Ma c’è una cosa che forse è la più importante, dimostrata in tutti gli studi longitudinali e che ha un impatto maggiore: la qualità delle amicizie e dei rapporti umani. Potrebbe diventare un consiglio quasi da ricetta medica. Noi dovremmo inserire nella nostra agenda obbligatoriamente un’ora con un buon amico e dovremmo inserirlo perché è quello a cui rinunciamo più facilmente nella nostra vita. In un’epoca così dividente, quella dei social».