Lo scenario
Il “metodo Di Bella” contro le devianze Da Roma a Palermo, a che punto siamo
La norma. Progetti e risorse in campo. La sfida in Sicilia, dove la mafia assolda giovanissimi
Fermare la diffusione del Dna mafioso. Bloccare l’eredità del cromosoma dell’illegalità, provocando l’estinzione della stirpe mafiosa. La lotta contro la criminalità organizzata passa dall’educazione delle nuove generazioni. Nelle situazioni limite comporta anche azioni drastiche. Di rottura. Di allontanamento dai contesti avvelenati, per respirare realtà che per alcuni bambini sono scene da film. Perché alcuni ragazzini crescono a pane e crimine. E conoscono la cattiveria e la prevaricazione per farsi strada nel mondo. E non sanno che l’ambizione e i sogni si coltivano con il sudore, la fatica e lo studio.
La mafia si replica nell’ignoranza, nella paura, nell’omertà. E si rigenera da padre in figlio. Ed è in questo passaggio che interviene il metodo ideato dal giudice Roberto Di Bella con il progetto “Liberi di Scegliere”. Una sperimentazione nata a Reggio Calabria e poi applicata a Catania, dove Di Bella è presidente per il Tribunale per i minorenni. Quello che era un progetto è diventato legge. Regionale e Nazionale. Solo qualche settimana fa il Senato ha approvato la legge che era stata proposta, in modo bipartisan, dalla senatrice Enza Rando del Pd e dalla deputata di FdI, nonché presidente dell’Antimafia nazionale, Chiara Colosimo. La norma nazionale è appena nata. Quindi serviranno settimane, se non mesi, per vedere i primi frutti concreti. Progetti, centri ascolto, aiuti, sostegni. «La legge introduce un nuovo strumento di prevenzione, che si va ad aggiungere a quanto già previsto a livello normativo e operativo sul fronte della repressione e della collaborazione. Lo Stato offrirà un’alternativa di libertà a chi nasce in una famiglia mafiosa ma non vuole crescere e diventare mafioso. Bambini, ragazzi e donne avranno l’opportunità di scegliere la propria strada e lo Stato garantirà loro la protezione necessaria per costruirsi altrove una vita libera, onesta e sicura», aveva spiegato la premier Giorgia Meloni, il giorno del varo della normativa. «L’antimafia dei bambini è quella che salva una vita prima che venga reclutata o spezzata. È questo il senso più profondo della legge “Liberi di scegliere”», aveva spiegato ancora Enza Rando, prima firmataria al Senato del provvedimento che offrirà ai figli delle famiglie mafiose la possibilità concreta di sottrarsi al contesto criminale e costruire un futuro diverso.
In Sicilia, invece, ci sono già numeri e risorse finanziarie. Qualche giorno fa è stata annunciata l’ammissione di 108 progetti delle scuole siciliane, su un totale di 164 presentati, che hanno aderito alla circolare “Liberi di scegliere”. I percorsi saranno finanziati con 1,5 milioni di euro dall’assessorato dell’Istruzione e della formazione professionale in attuazione dell’omonima legge regionale. La norma, che è stata approvata lo scorso anno all’unanimità dall’Ars, ha introdotto interventi di sostegno e protezione sociale per donne, minori e giovani adulti che intendono dissociarsi dai contesti criminali di provenienza, offrendo loro un’alternativa di vita, e prevede una serie di azioni di contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e al disagio giovanile nelle scuole. Per ciascun istituto la circolare ha previsto un finanziamento massimo di 15 mila euro e percorsi diversificati per ordine e grado scolastico, adeguati all’età degli studenti, e dedicati alla cultura della legalità e alla cittadinanza attiva, allo sviluppo del pensiero critico sul fenomeno mafioso, alla prevenzione della devianza minorile con percorsi di coscienza civica e democratica, anche in collaborazione con le università.
La sfida in Sicilia è davvero importante: il radicamento della cultura e dell’illegalità mafiosa è veramente profondo. I dati sono implacabili: in Sicilia c’è il numero più alto di minori accusati di 416 bis, cioè associazione mafiosa. Già da minorenni sono considerati affiliati a clan mafiosi. Un recente rapporto di Save the Children attesta che nei primi sei mesi del 2025 i minori denunciati o arrestati a livello nazionale per associazione mafiosa sono 46. Di questi quasi la metà si registrano a Catania (15) e a Napoli (6). Aumentano i minori denunciati o arrestati per porto d'armi a Palermo (46 nel 2024, 13 nel 2014) e Catania (16 nel 2024, 11 nel 2014).
La criminalità organizzata, quindi, continua ad assoldare giovanissimi soprattutto per impiegarli nel traffico di sostanze stupefacenti, l’affare illecito che fa arricchire di più le famiglie e i mandamenti mafiosi. Soldi sporchi che poi sono riciclati nell’economia legale. Il “metodo Di Bella” è forse l’arma più potente che lo Stato abbia mai avuto contro la mafia. La speranza è che la sappia utilizzare. Che non resti solo una legge sulla carta.