la tragedia
Il crollo di Messina, l'ingegnere parente delle vittime indagato: «Non ho seguito i lavori di ristrutturazione»
Poche ma significative parole per Pietro Leone, uno dei tre indagati dalla Procura di Messina per il crollo dell’edificio nel rione Pistunina
«L’unica cosa che le posso dire è che in questo momento io sono un familiare, queste sono persone con cui sono cresciuto assieme. Era la mia famiglia, è dolorosa. Spero che la giustizia si muova al meglio». Così, al Tg1, l’ingegnere Pietro Leone, uno dei tre indagati dalla Procura di Messina per il crollo dell’edificio nel rione Pistunina.
Fu lui a progettare, nel 1989, la palazzina dove vivevano quattro suoi congiunti: i corpi di due sono stati recuperati, gli altri due risultano ancora sotto le macerie. Alla domanda se avesse seguito i lavori in corso al piano terra, Leone ha replicato: «A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore di questi lavori, ma proprio no, assolutamente no».
La Procura ha aperto un’inchiesta ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo, rimozione e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e delitti colposi di danno.
Sono tre gli indagati per il crollo avvenuto giovedì a Messina: Alessandro Panarello, Pasquale D’Alì e l’ingegnere Pietro Leone. I tre dovranno presentarsi lunedì per essere interrogati. Panarello, commerciante, aveva preso in locazione dalla famiglia Leone l’intero piano terra dell’edificio per aprirvi una macelleria, mentre Pasquale D’Alì è titolare dell’impresa incaricata dell’ammodernamento dei locali. Entrambi si trovavano all’interno al momento del cedimento e sono riusciti a mettersi in salvo: Panarello senza gravi conseguenze, D’Alì dovrà essere operato al volto.
Pietro Leone, parente dei proprietari dello stabile e progettista della palazzina, era stato contattato da Cristina Ponzio, figlia di Sara Leone — tra i dispersi — che, poche ore dopo la tragedia, gli aveva chiesto di recarsi sul posto per conferire con i Vigili del fuoco, nel caso potesse fornire indicazioni utili alle operazioni. In quella fase, il suo contributo non fu ritenuto necessario dai soccorritori.
Proseguono intanto le ricerche di una donna e due uomini che ancora mancano all’appello, a quasi 74 ore dal disastro. Sotto le macerie restano Sara Leone, il cognato Santino Magazzù e il collaboratore domestico Lhairu Warnakulasuriya. Ieri sono stati recuperati i corpi senza vita di Rosa Leone e della giovane Alessandra Frazzica, commessa del negozio cinese al piano inferiore. Il giorno precedente era stato estratto dalle rovine il cadavere dell’imprenditore Carmelo Leone, proprietario dell’immobile.