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l'inchiesta

Tragedia a Messina, scatta l'ora delle risposte: due dei tre indagati davanti ai pm

L'ingegnere, il costruttore e l'imprenditore chiamati a chiarire la dinamica del disastro che ha distrutto un'intera famiglia. Gli accertamenti della Procura

03 Agosto 2026, 12:29

Tragedia a Messina, scatta l'ora delle risposte: due dei tre indagati davanti ai pm

L’inchiesta sul drammatico crollo della palazzina di via Giorgio La Pira, nel quartiere di Pistunina, entra in una fase decisiva. Mentre le squadre dei Vigili del fuoco continuano a scavare senza sosta tra le macerie alla ricerca degli ultimi dispersi, sul versante giudiziario è tempo di chiarimenti.

Sono iniziati oggi, nella caserma dei Carabinieri di Messina Sud, gli interrogatori di due dei tre indagati iscritti dalla Procura peloritana, guidata dal procuratore Antonio D’Amato. Le sostitute procuratrici Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone, affiancate dai militari del Reparto Operativo, mirano a ricostruire con precisione la dinamica del cedimento improvviso che ha trasformato un tranquillo giovedì pomeriggio in una tragedia.

Le ipotesi di reato, allo stato provvisorio, sono gravissime: omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

A dover rendere conto della propria posizione davanti ai pubblici ministeri sono tre figure centrali, legate ai lavori in corso nello stabile edificato negli anni Ottanta: l’imprenditore 54enne Alessandro Panarello, il costruttore 58enne Pasquale D’Alì e l’ingegnere 72enne Pietro Leone. Panarello aveva preso in locazione l’intero piano terra per aprire una nuova attività commerciale — un supermercato con annessa macelleria — che non vedrà mai l’avvio. D’Alì è il titolare dell’impresa edile incaricata degli interventi di ristrutturazione. Entrambi si trovavano all’interno dell’edificio al momento del collasso: Panarello ha riportato lesioni lievi ed è stato già dimesso dal Policlinico di Messina; D’Alì ha subito un grave politrauma cranio-facciale ed è ricoverato nel reparto di Otorinolaringoiatria, in attesa di un intervento chirurgico.

La terza figura al centro delle verifiche è l’ingegnere Pietro Leone, parente di una delle vittime. Secondo i primi accertamenti, il professionista era stato incaricato da Carmelo Leone — proprietario dell’immobile, tragicamente deceduto nel crollo — di monitorare le note criticità strutturali della palazzina. Le testimonianze raccolte delineano un quadro allarmante: le condizioni dell’edificio erano conosciute da tempo e, come ha riferito più di un testimone, “quei pilastri facevano paura”.

Il nodo cruciale dell’indagine è stabilire se esista un nesso causale diretto tra i lavori di ammodernamento in corso al piano terra e il collasso, oppure se la responsabilità sia imputabile esclusivamente al degrado cronico dell’immobile. A dirimere il dubbio saranno le verifiche tecniche disposte dalla magistratura.

Nel corso delle operazioni di sgombero, i Vigili del fuoco hanno recuperato e isolato in un cassone un pilastro della palazzina, andato completamente distrutto durante il crollo: nei prossimi giorni sarà sottoposto ad approfondite analisi sulla capacità portante e sulla qualità dei materiali, per capire se un vizio strutturale o gli interventi edilizi abbiano innescato il cedimento. Nel frattempo, l’area di via La Pira è stata posta sotto sequestro, così come il “Parcheggio Rosso” dello stadio San Filippo, individuato dal Comune come zona temporanea per lo stoccaggio dei detriti rimossi dal cratere.

Il bilancio delle vittime, al momento, è di tre persone: l’imprenditore Carmelo Leone, sua sorella Rosa Leone e la ventunenne Alessandra Frazzica, commessa in un bazar vicino. Si continua a scavare in condizioni proibitive, rese ancora più difficili dai focolai sotto le rovine, per restituire ai familiari i tre dispersi ancora mancanti all’appello: Sara Leone, il marito Santino Magazzù e il domestico Lhairu Warnakulasuriya.