L'arroganza del boss
La “pazza idea” del santapaoliano: ma la cooperativa mafiosa fallisce
L'episodio emerso nelle motivazioni della sentenza “Mercurio”. Il pentito: «Volevano unire i gruppi di Cibali, Stazione e Castello Ursino»
Una cooperativa della mafia che sarebbe servita a far lievitare il potere del clan Santapaola-Ercolano. Ma alla fine la “pazza idea” di un boss è sfumata poiché si è scontrata con l’ambizione criminale dei vari reggenti delle squadre mafiose che avrebbero dovuto scendere di un gradino nella piramide del comando di Cosa Nostra.
La curiosa vicenda giudiziaria salta fuori dalle oltre 400 pagine delle motivazioni della sentenza, emessa dal gup Sebastiano Di Giacomo Barbagallo, del processo abbreviato scaturito dall’inchiesta del Ros “Mercurio”. A svelare il progetto di confederare tre squadre storiche della famiglia catanese di Cosa Nostra è stato Rosario Bucolo, personaggio di vertice del gruppo mafioso del Castello Ursino. Bucolo aveva preso le redini della cellula all’ombra del maniero quando Ernesto Marletta, ormai defunto, era detenuto. Il progetto della coop mafiosa sarebbe stata di Turi ‘u pagghiolu, all’anagrafe Salvatore Fazio, uno degli storici “capi” del gruppo di Cibali. La proposta sarebbe stata messa sul tavolo sei anni fa, quando Bucolo sarebbe stato sollecitato da un imprenditore, amico del clan, a far visita a Fazio che avrebbe protetto un suo dipendente assolutamente incapace. «Lo voleva licenziare, ma l’operaio gli disse che prima di licenziarlo doveva parlare con il proprio padrino, ovvero Turi ‘u pagghiolu», ha raccontato l’estate scorsa Bucolo alla pm Raffaella Vinciguerra. Fazio avrebbe organizzato un «appuntamento di fronte a Cibali al bar Merit, in una traversa». Ed è durante il summit che «il Pagghiolo proponeva a noi del Castello Ursino di stare ancora più uniti al gruppo di Cibali e a quello della Stazione e che a quel punto, per tutti questi quartieri avrebbe, in caso di problemi con l’esterno, parlato una persona sola ovvero Alberto, il ragazzo che era presente alla riunione». Alberto Privitera potrebbe identificarsi con molta probabilità con Alberto Privitera, storico boss del gruppo della Stazione (anche perché il collaboratore di giustizia lo identifica come «il responsabile della stazione»). Bucolo, come si evince dai verbali, ha ammesso di conoscere soltanto uno dei presenti: «all'incontro conoscevo solo ‘u pagghiolu». Il collaboratore di giustizia si sarebbe messo però di traverso rispetto alla pianificazione dell’alleanza a tre. «Io a questo punto, rivolgendomi al Pagghiolo, gli dissi - racconta Bucolo - che nessuno avrebbe parlato per me. La loro volontà era quello di riunire tutti e tre i quartieri, e come ho detto, che avrebbe parlato una persona sola per tutti e tre. Nel caso in questione avrebbe parlato Alberto, che si sarebbe esposto per tutti quanti. Dalle loro parole si comprendeva che il loro intento era quello di unire più quartieri e, quindi, diventare più forti».
Il rifiuto ha causato non pochi problemi al gruppo mafioso del Castello Ursino. «A seguito di questo mio rifiuto, ‘u pagghiolu cominciò a creare delle difficoltà a Luca Di Gaetano, che abitava nel quartiere di Cibali. ‘U pagghiolu si lamentava del fatto che Luca spacciava nel quartiere di Cibali, senza averne diritto o comunque senza chiedere il permesso allo stesso “pagghiolu”, che voleva sapere, essendo il suo quartiere, tutto quello che accadeva. Motivo per il quale Luca Di Gaetano doveva passargli il permesso». Bucolo, da mafioso di lungo corso, non si sarebbe fatto intimidire: «Alle lamentele del “pagghiolo” io risposi che ognuno era libero di fare quello che voleva». Il pentito però era convinto che oltre a qualche polemica, Fazio non avrebbe fatto il passo più lungo della gamba: «Ero certo che quest’ultimo non si sarebbe messo mai contro il gruppo del Castello Ursino o meglio contro di me».