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Misure di Prevenzione

Il Pg e la confisca a Paratore: dopo le repliche la Corte d'Appello in camera di consiglio

L’uomo d’affari catanese pizzicato con 52mila euro in contanti. L’annotazione di polizia giudiziaria però non è ammessa nel processo

04 Agosto 2026, 06:29

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Il Pg e la confisca a Paratore: dopo le repliche la Corte d'Appello in camera di consiglio

«Prima di affrontare qualsiasi argomento si deve avere ben chiaro il concetto che Antonino e Carmelo Paratore rientrano nella categoria della pericolosità qualificata essendo “la faccia imprenditoriale” del boss di Cosa Nostra, Maurizio Zuccaro». Il sostituto Pg Nicolò Marino ha esordito così nell’ultima udienza del processo sulla confisca delle imprese del gruppo Paratore che si sta celebrando davanti alla sezione misure di prevenzione della Corte d’Appello.

Il tempo è quello delle repliche. Il magistrato ha risposto punto per punto alle difese (l’avvocato Carmelo Peluso ha chiesto l’annullamento della misura di prevenzione patrimoniale e personale dei Paratore scattata nel 2021) e ha insistito per la confisca del compendio societario, fra cui spicca la discarica di rifiuti industriali gestita dalla Cisma Ambiente di Melilli. Ditta che è già sotto sequestro penale nell’ambito dell’operazione antimafia “Piramidi”. Un processo ancora fermo nella fase istruttoria di primo grado.

Un impero imprenditoriale, stimato dalla Dia in 100 milioni di euro, che si allarga in diversi settori, dagli stabilimenti balneari alla Plaia di Catania all’impianto di conferimento di rifiuti industriali nel cuore del Polo Petrolchimico siracusano.

Per il sostituto Pg Marino nelle aziende dei Paratore sono finiti i proventi illeciti del boss Maurizio Zuccaro, condannato all’ergastolo per diversi omicidi fra cui quello della fonte Oriente, Gino Ilardo. Il magistrato per documentare l’attualità della pericolosità sociale di Paratore ha chiesto alla Corte d’Appello, che però ha rigettato, di acquisire un’annotazione di polizia giudiziaria legata a un controllo eseguito il 12 giugno scorso da parte del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale della Polizia nei confronti di Carmelo Paratore. L’imprenditore è stato fermato mentre era in auto: in una scatola deposta sul pianale posteriore dell’abitacolo gli agenti hanno trovato 57mila euro in contanti. Il magistrato ha voluto evidenziare che la scoperta dei soldi è avvenuta per un’accortezza della polizia giudiziaria e non per una spontanea segnalazione di Paratore. L’imprenditore ha comunque chiarito - come hanno ribadito in aula i difensori - che il denaro nella scatola era frutto delle proprie attività economiche e che era in procinto di versarlo in banca. Un episodio che per il sostituto procuratore generale sarebbe «coerente con il profilo già delineato nel procedimento di prevenzione» e confermerebbe «l’attualità della pericolosità a oggi».

La Corte D’Appello, dopo aver ascoltato il parere contrario espresso dalla difesa, ha rigettato l’acquisizione dell’annotazione sul controllo a Paratore. Il collegio si è ritirato in camera di consiglio per la decisione sulla confisca. Che potrebbe arrivare in autunno.