il riesame
Il furto del mitra a Bicocca: secondina ai domiciliari, ma aspetta il braccialetto
La donna, agente di polizia penitenziaria, è accusata di peculato
Ha lasciato il carcere di Rebibbia ed è stata trasferita alla casa circondariale di Chieti. Ma ora Melania Nicotra, l’agente penitenziaria finita in cella con l’accusa di peculato per aver sottratto due anni fa una mitragliatrice dall’armeria di Bicocca, è in attesa di essere posta ai domiciliari. Il Tribunale del Riesame di Catania infatti ha accolto, seppur parzialmente, il ricorso della difesa - rappresentata dagli avvocati Christian Petrina e Mattia Romano - e ha disposto la misura alternativa degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L’esecuzione dell’ordinanza del Tribunale però è vincolata alla disponibilità del dispositivo.
Molto probabilmente i giudici della Libertà hanno valutato l’attualità delle esigenze cautelari, considerando che dopo gli interrogatori preventivi degli altri indagati il quadro indiziario sull’accusa di peculato si è rafforzato. La procura aveva contestato all’agente di polizia penitenziaria l’aggravante dell’aver agevolato il clan Cappello, ma questa è già caduta in fase di ordinanza del gip.
Il mitra, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato sottratto per saldare un debito che l’agente di polizia penitenziaria avrebbe contratto con i fratelli Francesco e Salvatore Longo, anche loro finiti in carcere nel primo filone dell’inchiesta della squadra mobile. L’arma sarebbe stata consegnata alla madre, Maria Agata Palermo, che è stata arrestata dopo l’interrogatorio preventivo.
