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Fondi persi, scaricabarile e bollette più care: il cortocircuito dell'Ati sull'acqua a Siracusa

Dalla bocciatura del modello pubblico al passaggio al gestore misto, l'inadempienza sul gestore unico è costata la perdita di 42 milioni di euro per la rete idrica. Tra scarico di responsabilità sulla Regione e guasti continui, il sindaco Italia annuncia sei opere imminenti senza però indicare date certe

05 Agosto 2026, 11:08

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Fondi persi, scaricabarile e bollette più care: il cortocircuito dell'Ati sull'acqua a Siracusa

Un elenco di sei opere imminenti, già presenti nel Piano d’ambito, la cui priorità è stata stabilita «sulla base di quello che è accaduto in questi mesi» (ma senza una data esatta di avvio). Sulla grave perdita di finanziamenti pubblici, specialmente dal Pnrr: «Né negligenza, né colpa – ha detto – non avevamo il titolo giuridico per partecipare, perché la legge ha previsto requisiti dei quali non disponevamo». Che quel requisito fosse la gestione unica del servizio, e che era l’Ati - di cui è presidente - a dover fare quell’affidamento, glielo ha fatto notare il capogruppo di FdI Paolo Cavallaro, che ha aggiunto il particolare che ora i 42 milioni per gli investimenti presenti nel Piano d’ambito dovranno tirarli fuori i cittadini dalla bollettazione. E lui ha risposto che l’Ati non sarebbe stata in grado, tecnicamente, di imbastire una gara da oltre un miliardo di euro. Ma non si capisce a quale gara facesse riferimento, visto che, all’epoca dei finanziamenti persi, il modello di gestione votato dall’Ati era quello pubblico, quindi il gestore unico mancante era una società pubblica, che doveva solo essere costituita (senza bisogno di gara per individuare il socio privato, come invece accadrà dopo con il modello misto). Sul successivo ripensamento, da modello pubblico a misto, ha contestato il primo modello a favore del secondo, come se non lo avesse votato la “sua” stessa Ati, per poi rinnegarlo due anni dopo, dopo l’incontro in Prefettura con l’assessore regionale Roberto Di Mauro (dicembre 2022). Insomma, ieri il sindaco Francesco Italia era in Consiglio comunale per rispondere sull’emergenza idrica di questi mesi, chiamato dai consiglieri di opposizione. E lo ha fatto alla sua maniera.

«Che il presidente dell’Ati – ha detto di se stesso – abbia perso opportunità o per negligenza o per colpa, non sono accuse che possano essergli rivolte». La colpa della perdita di finanziamenti per ammodernare una rete idrica che sta dando i problemi che sappiamo, secondo Italia è della «macchinosità delle questioni regionali che, ahimè, ha causato una grave perdita di chance per il nostro territorio: i finanziamenti sono stati persi perché la legge non ci consentiva di ottenerne, anche quelli del Pnrr». E ha continuato a indicare un «requisito di ammissibilità» mancante, che in realtà – come detto – non era altro che il non aver affidato il servizio a un gestore unico. Un’inadempienza dell’Ati culminata nel commissariamento del 2023.

«Ho chiesto un report dettagliato – ha detto riguardo ai guasti -: solo a luglio parliamo di undici rotture differenti delle nostre infrastrutture». Italia poi ha elencato i sei interventi imminenti che Aretusacque effettuerà sulla rete. Uno è la sostituzione dell’intera tratta della condotta distributrice di Bufalaro Basso. Poi, l’adduzione al serbatoio Dammusi-Teracati: «Predisposto intervento di sostituzione delle quattro condotte in parallelo, poste lungo il canalone della ss.124, quale stralcio del progetto di rifacimento delle adduzioni dei serbatoi». E ancora: «In zona Plemmirio è già stato realizzato un booster all’interno del serbatoio, per incrementare le presenze idriche nel punto più alto dell’area, dove ci sono dei problemi di pressione, oltre a eliminare celermente eventuali presenze d’aria nelle condotte». Pozzi San Nicola e rilancio Dammusi: «I vari blackout hanno reso evidente l’esigenza di installare sistemi di gestione delle pressione di avvio delle pompe di rilancio, con modalità tali da evitare i famosi colpi di ariete: è prevista l’installazione di dispositivi elettronici, per variare la frequenza di alimentazione». Sulla rete di distribuzione è previsto «un progetto di analisi e ricostruzione digitale della rete e delle utenze, in modo da colmare il gap informativo necessario ad avviare anche la fase di recupero delle dispersioni». Infine la sostituzione dei misuratori di portata e «la posa in opera di nuovi misuratori unitamente alla realizzazione di punti per il monitoraggio della pressione».