Comune di Palermo
Tra Varchi e Lagalla le lotte dei meloniani: sfida in commissione, D'Alessandro è presidente nonostante i veti
L'elezione in commissione Urbanistica arriva dopo rinvii e ultimatum. L’opposizione protesta: «Liti dannose per tutti»
Lotta di trincee e di palude. E di tanta retrovia. Il conflitto che sulle due dimensioni del quadro vedrebbe contrapposti il sindaco Roberto Lagalla e la deputata meloniana Carolina Varchi, nella prospettiva svela contrasti e riposizionamenti, fino allo strattone sistematico dentro gli stessi partiti. Fratelli d'Italia, all'ordine del giorno. Tornati sotto la brace i clamori sulla lotteria delle intenzioni della parlamentare e del suo cantiere "Palermo Capitale", alla voce candidatura a sindaco, ieri il tornasole dell'elezione (ostacolata) di Tiziana D'Alessandro alla presidenza della seconda commissione, Urbanistica.
Soltanto tre giorni fa, la cronaca dei dispetti tra anime meloniane, con l'assenza decisiva di due pezzi della maggioranza, che aveva fatto saltare l'elezione della designata di lungo corso D'Alessandro (gradimento bipartisan) vicina al vicesindaco Brigida Alaimo e dunque a Carolina Varchi. Le prime a congratularsi. Per nulla velata la segnaletica verso il disappunto del capogruppo Giuseppe Milazzo, al quale non è piaciuto il rimpastino interno che ha portato, per via del nuovo ruolo di Giampiero Cannella da sottosegretario, sì ad Antonio Rini - predecessore della D'Alessandro in commissione - alla Cultura, ma pure ad Alaimo come vice Lagalla, preferita a Dario Falzone. Le opposizioni hanno rinunciato al golpe dando però un ultimatum, evaporato con l'elezione. Tutto a posto. No. Il rischio di ulteriore rinvio è tornato, con Rini che ha chiesto di riparlarne lunedì, riaccendendo gli animi di Giulia Argiroffi, Franco Miceli e Rosario Arcoleo. I membri di opposizione. I rumors dicono che Milazzo avrebbe avuto in mente, lui presidente della commissione Bilancio, di atterrare personalmente in commissione Urbanistica. Da presidente. Lasciando la presidenza della prima a Domenico Bonanno di Generazione azzurra Palermo. L'opposizione ha ritirato fuori l'ultimatum e D'Alessandro ha avuto l'unanimità. I tre di opposizione affidano i fatti a una nota: «Davanti all'ennesimo tentativo di rinviare, si è finalmente proceduto al voto, che ha rispettato gli equilibri politici stabiliti dalla stessa maggioranza. Con l'urgenza di affrontare provvedimenti particolarmente delicati, a partire dal Pudm e dal Programma triennale delle opere pubbliche. Sorprende quindi la reazione del capogruppo, apparso visibilmente contrariato dopo aver appreso dell'elezione della consigliera D'Alessandro e arrivato persino a minacciare di bloccare tutti gli atti della commissione. È il segno evidente di una crisi tutta interna che, per oltre due mesi, ha già prodotto ritardi anche nelle nomine di assessori e del vicesindaco. Sarebbe gravissimo se i regolamenti di conti interni continuassero a ricadere sul consiglio comunale e sugli interessi della città, alimentando quello stallo dei lavori che nasce proprio dalle divisioni della maggioranza».
Antonio Rini, da coordinatore cittadino di FdI, di rimando: «Non sono a conoscenza di manovre da parte di Milazzo per ostacolare l'elezione di una presidenza la cui casella spettava a FdI secondo l'intesa politica programmatica di inizio consiliatura. E non posso crederlo, Milazzo ha sempre dimostrato di essere uomo di partito». E la faccenda Varchi? «Ben vengano i contributi di idee, in seno a quella stessa intesa che vede Lagalla sindaco e verso la quale continueremo a essere leali».
Tornasole, si diceva. Lo sarebbe anche, secondo alcune ricostruzioni a Palazzo delle Aquile, la stessa tempistica - dicono anticipata - del lancio del "Cantiere" varchiano. La Varchi, insomma, i torti a D'Alessandro, non li avrebbe proprio mandati giù. Del resto, una rottura aperta - fanno notare - metterebbe in panni molto scomodi il vicesindaco Alaimo, che non ha perso occasione per sottolineare, più che i venti di candidatura, il valore di metodo politico.
Certamente le telefonate febbrili ci sono state, così come il nervosismo. Non solo quella con il presidente del Senato Ignazio La Russa, densa di sostegno. Sostegno «qui e ora», certo, come quello di Nino Minardo per Forza Italia. Ma sostegno, con la partita delle candidature tutta da giocare, in un Risiko ben più ampio, oltre le mura cittadine.