La storia
Dal tumore cerebrale alla maglia azzurra: la rinascita in campo di Christian Betto
Il calciatore paralimpico di Siracusa For Inclusion, dopo un delicato intervento e un lungo percorso di riadattamento, è stato convocato al raduno della Nazionale italiana CP
Ci sono partite che iniziano molto prima del fischio d’inizio. Partite che si giocano nella mente, nel corpo e nella capacità di reagire quando la vita sembra cambiare direzione all’improvviso. La storia di Christian Betto, calciatore paralimpico siracusano e capitano di Siracusa for Inclusion, è una di queste.
Quasi sei anni fa, un tumore cerebrale e l’asportazione parziale della massa gli hanno lasciato un danno neurologico alla gamba. Da quel momento Christian ha dovuto imparare nuovamente a conoscere il proprio corpo e a convivere con una condizione diversa da quella a cui era abituato. Un percorso complesso, segnato anche dall’ansia e da momenti molto difficili, fino a sfiorare la depressione.
«Da normodotato a persona con disabilità non è stato semplice – racconta ai microfoni di Siracusa News–. Ho dovuto riadattarmi, imparare e accettare una nuova quotidianità. Il postoperatorio è stato pesante, ma lo sport mi ha aiutato a reagire».
Il calcio, infatti, è tornato nella sua vita come una possibilità e, allo stesso tempo, come una forma di rinascita. Dopo aver ripreso a giocare con un’altra società, Christian ha scelto di sposare il progetto di Siracusa for Inclusion, realtà nella quale milita da tre anni e di cui è diventato capitano. Un gruppo dove il risultato sportivo è importante, ma dove al centro resta soprattutto l’inclusione.
«La nostra squadra nasce per includere le persone nel movimento sportivo – spiega Betto –. Anno dopo anno mi sono accorto che la mia vita cambiava. Il calcio mi ha restituito entusiasmo, obiettivi e la voglia di mettermi nuovamente alla prova».
La ricompensa più significativa è arrivata con la convocazione al raduno della Nazionale italiana CP, comunicata dal commissario tecnico azzurro (insieme con Simone Caldarera, anch'egli atleta dell’Asd Inclusione in Movimento, per il recente raduno di luglio a Bergamo). La rappresentativa, oggi ufficialmente federale, riunisce atleti con cerebrolesioni, molti dei quali convivono con la propria condizione fin dalla nascita.
«È stata una convocazione che mi ha reso davvero orgoglioso. Sono felice, ma soprattutto grato per questa esperienza, sia dal punto di vista calcistico sia umano». Quattro giorni di raduno che hanno lasciato a Christian molto più di una semplice esperienza sportiva: «Ho incontrato ragazzi che non vivono la disabilità come un limite. Da loro ho imparato tantissimo. Ho capito che il livello è alto, che devo allenarmi ancora e che la mia disabilità non stabilisce fino a dove posso arrivare».
La Nazionale sarà impegnata nel World Championship, con la prima partita in programma il 18 agosto alle 14. Christian non farà parte della spedizione mondiale, ma la convocazione al raduno lo ha inserito nel giro azzurro e gli ha aperto nuove prospettive: «Sto lavorando per rimettermi in forma. Spero di poter partecipare ai prossimi raduni e continuare questo percorso».
Per Betto, però, il messaggio più importante va oltre il calcio. «Lo sport può cambiare la vita di chiunque: di chi affronta una malattia, una depressione o un tumore cerebrale. È salute, è uno sfogo, è un modo per reagire e per ritrovare fiducia».
Christian racconta la sua storia anche sui social, attraverso il suo profilo Instagram dedicato alla sua esperienza di atleta paralimpico. Lo fa per incoraggiare chi attraversa un momento buio e per dimostrare che, anche dopo una diagnosi difficile, è possibile tornare a guardare avanti.
Il suo rapporto con il pallone è iniziato da bambino, intorno ai sette o otto anni, con la scuola calcio. Poi una pausa e, più avanti, la possibilità di ricominciare grazie a Toni Lombardo, che gli ha restituito il piacere di calciare, stoppare e inseguire un pallone. Allora non avrebbe mai immaginato di poter disputare un campionato ufficiale FIGC, fare bene e arrivare a indossare la maglia azzurra.
«Non pensavo di poter competere a questi livelli – conclude –. Vestire la maglia della Nazionale è stato bellissimo».
Dal dolore alla rinascita, dalla paura alla consapevolezza: la storia di Christian Betto dimostra che una disabilità può cambiare il modo di giocare, ma non deve mai decidere il traguardo.