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la situazione

Etna domani, l'incertezza regna in quota: i tre scenari possibili per le prossime settimane

Dalla lava lenta nelle valli desertiche alla pioggia di cenere sui voli di Catania, ecco come potrebbe evolvere il vulcano senza una previsione deterministica

07 Agosto 2026, 19:33

19:40

Etna domani, l'incertezza regna in quota: i tre scenari possibili per le prossime settimane

L’estate 2026 sull’Etna si sta distinguendo per un’attività vulcanica eccezionale e prolungata, segnata da una rapida successione di manifestazioni esplosive ed effusive che mantengono l’intero territorio sotto stretta sorveglianza.

Già lo scorso 26 giugno 2026 il Dipartimento della Protezione Civile ha innalzato l’allerta da verde a gialla, attivando la fase operativa di preallerta a causa di un perdurante disequilibrio del sistema vulcanico. Da allora il cratere non ha più cessato di dare segnali, alternando colate a quote elevate, esplosioni di tipo stromboliano e copiose emissioni di cenere.

Il primo importante episodio eruttivo, tra fine giugno e inizio luglio, ha provocato anche la chiusura temporanea dell’aeroporto di Catania per la presenza di nubi di cenere.

Dopo una breve pausa, tra il 30 luglio e il 2 agosto il vulcano ha ripreso vigore, con dinamiche analoghe: fontane di lava con colonne fino a 7 chilometri e correnti piroclastiche convogliate verso la Valle del Bove.

Nelle ore a cavallo tra il 6 e il 7 agosto lo schema si è ripetuto. L’attività stromboliana alla Voragine si è rapidamente intensificata, trasformandosi in una fontana di lava nella notte. Contestualmente, la mattina del 7 agosto si è aperta una nuova bocca eruttiva in Valle del Bove a quota 2.750 metri: i fronti lavici hanno oltrepassato Monte Simone, arrestando la loro avanzata intorno ai 2.000 metri.

La nube eruttiva ha depositato cospicue quantità di cenere sui centri del versante meridionale e sud-occidentale — tra cui Adrano, Ragalna, Piano Vetore e Nicolosi — inducendo le autorità a elevare il codice VONA per l’aviazione al livello rosso.

INGV-Osservatorio Etneo ricorda che previsioni deterministiche a breve termine non sono possibili e che ogni evoluzione resta segnata da un margine di incertezza. Sulla base dei dati di monitoraggio, gli esperti delineano tuttavia tre scenari plausibili:

Prosecuzione dell’attività effusiva d’alta quota: altamente probabile il mantenimento di colate modeste o moderate nelle aree brulle e disabitate della Valle del Leone e della Valle del Bove. Il rischio diretto per la popolazione resta molto basso, a dispetto dell’impatto scenico.

Persistenza dell’attività stromboliana alla Voragine: atteso il continuo alternarsi di esplosioni intermittenti, con possibili rapide impennate energetiche o brusche attenuazioni nel giro di poche ore.

Proseguimento delle emissioni di cenere: lo scenario più critico per la vita quotidiana. Se i venti dovessero spingere i pennacchi verso i centri abitati o su Catania, sono possibili nuove e cospicue ricadute di sabbia vulcanica e ulteriori, pesanti ripercussioni sull’operatività dello scalo etneo.

A corroborare la persistenza di questo quadro c’è un fattore strutturale. Tutti gli episodi estivi si concentrano sul fianco orientale-alto della Voragine, in una fascia compresa tra 2.700 e 3.200 metri. In quest’area gli esperti dell’INGV hanno individuato un sistema di fratture in espansione e piccoli collassi superficiali. Questa fragilità della struttura sommitale funge da “via preferenziale” per la risalita del magma.

Non emergono segnali che facciano temere eventi distruttivi diretti verso i centri abitati; appare però evidente che l’Etna abbia individuato un proprio equilibrio dinamico: una grammatica eruttiva che, pur variando d’intensità di ora in ora, continuerà a scandire la cronaca di questa torrida estate.