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Il caso

Carcere di Trapani al collasso: condizioni inaccettabili

570 detenuti per 480 posti, tubature con acqua marrone e assistenza medica in emergenza.

07 Agosto 2026, 22:33

22:40

Due poliziotti penitenziari feriti nel carcere di Trapani dopo 20 ore di intervento

Il carcere di Trapani

Il presidente della Camera Penale di Trapani, avvocato Agatino Scaringi, tiene tra le mani un paio di fogli, gli appunti dell'ultima visita dei penalisti nella carcere "Pietro Cerulli". Ad ascoltarlo a leggere ciò che ha scritto, sembra quasi di sentire il "miserere" de "Il Trovatore", quelle parole che invitavano a sperare di non dover conoscere "l'infernal soggiorno".

Un quadro di degrado "massimo", dove l'articolo 27 della Costituzione - "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato" - cessa di essere un principio guida per diventare un'illusione. È la realtà spietata del carcere di San Giuliano, una struttura arrivata al punto di collasso logistico, sanitario e umano, in cui la gestione quotidiana della detenzione si è trasformata in una sistematica violazione dei diritti fondamentali.

I numeri attestano un'emergenza non più sostenibile: a fronte di una capienza utilizzabile di circa 480 posti, ci sono 570 detenuti, di cui 120 stranieri: per questi mancano i mediatori culturali, incapaci così di far valere ragioni, bisogni e diritti primari. Un sovraffollamento che scarica i suoi effetti più devastanti sul reparto "Mediterraneo", due piani e un piano terra, dove le condizioni materiali toccano livelli insostenibili: «Una struttura da chiudere immediatamente», un luogo dove la funzione rieducativa della pena è spazzata via da una realtà fatta di degrado, emergenza continua e sofferenza. Le celle, stipate quasi tutte con 4 o 5 letti, negano del tutto lo spazio minimo calpestabile legale di 3 metri quadrati per persona. Molti sono i detenuti che hanno ottenuto i risarcimenti per vivere in condizioni contrarie alla norma. A rendere la vivibilità un incubo quotidiano si aggiunge un servizio idrico fatiscente: dalle tubature fuoriesce acqua marrone.

Nel reparto "Mediterraneo" il tempo si è fermato. I detenuti trascorrono venti ore al giorno chiusi in cella, con le sole quattro ore d'aria a spezzare la giornata. Non esistono una palestra né spazi comuni adeguati, le attività risocializzanti sono quasi nulle, c'è sporcizia presente negli ambienti; «in piena estate la situazione è peggiorata con il blocco di quasi ogni attività, le giornate diventano interminabili, trasformando la pena in una pura e semplice custodia aggravata dal calore e dalla privazione». L'assistenza medica versa in condizioni critiche. Niente prevenzione solo emergenza.

A fronte di 570 reclusi che avrebbero diritto a un confronto costante con i propri difensori, «la struttura dispone soltanto di tre salette per i colloqui con gli avvocati». A gestire il flusso viene destinata una sola unità di personale, «questo rende difficile l'esercizio del diritto di difesa». È alto il numero di persone recluse in attesa del primo giudizio: sono più di 60, «a dimostrazione di come la custodia cautelare in carcere continui a non essere applicata come l'extrema ratio prevista dalla legge».

L'organico della Polizia Penitenziaria è ridottissimo. È facile ricordare l'allora sottosegretario Delmastro a Custonaci, per inaugurare i giardini dedicati a Giuseppe Di Matteo e Giuseppe Montalto, sciorinare con disappunto rispetto alle domande dei cronisti i progetti per rifare i carceri e il numero delle assunzioni di personale; quasi un anno dopo la situazione è cambiata, in peggio: «Il personale non è numericamente in grado di gestire e fronteggiare la popolazione carceraria ... e a Trapani c'è un carcere da chiudere».