Carabinieri "speciali"
Alla ricerca di armi e droga sull’Etna. I “nasi” di Ciro e Hugo sono infallibili
Assieme alle unità cinofile del nucleo di Nicolosi per partecipare a un servizio fra i tornati e gli anfratti del Vulcano
Quando Ciro, un bellissimo labrador, ha fiutato il nascondiglio della marijuana, fra gli anfratti di un rifugio sull'Etna si è girato verso Mario per ottenere la sua ghiotta ricompensa. E lo stesso ha fatto Hugo, un affascinante pastore tedesco, con Pasquale quando sotto un masso di pietra lavica è riuscito a scovare una pistola. Sono due delle dieci unità cinofile del Nucleo di Nicolosi. Una delle specialità - anzi fiori all'occhiello - dell'Arma dei Carabinieri. Ai piedi del Vulcano c'è la sede del nucleo cinofili di Nicolosi, che vede al comando dal 2020 il maresciallo capo Tommaso Fazio. A Nicolosi ci sono dieci cani, tra labrador, pastori tedeschi e belga. «Due, Ivan e Javier, sono in pensione. Poi la squadra è composta da 4 cani addestrati per la ricerca di sostanze stupefacenti, 2 per armi ed esplosivi, 1 per la ricerca di persone e 1 invece per servizi di ordine pubblico», spiega il comandante Fazio mentre col furgone ci spostiamo fra i tornanti dell'Etna per andare alla ricerca di armi e droga. Con noi Hugo e Ciro assieme ai rispettivi conduttori, i vicebrigadieri Pasquale D'Ignazio e Mario Chiappetti.
Comandante, da sei anni è alla guida dei cinofili di Nicolosi. Di quanti uomini e cani addestrati è composto il nucleo?
«Noi abbiamo a disposizione otto unità cinofile, suddivise nelle varie specialità. Quattro unità per la ricerca di sostanze stupefacenti, due unità per la ricerca di armi ed esplosivi, una unità per la ricerca di persone e una unità, denominata di polizia, utilizzata principalmente per i servizi di ordine pubblico».
Le due unità cinofile hanno svolto una ricerca di armi e l’altra di droga. Ci spiega i vari passaggi del servizio svolto sull’Etna?
«I cani vengono abituati nella fase addestrativa a cercare qualcosa che sia gratificante. Abbiamo visto il cane per la ricerca di stupefacenti, un cane di razza labrador retriever, che una volta segnalata la sostanza ha ricevuto in premio del cibo. Il nostro intendimento è quello di esaltare le attitudini del cane, trattandosi in questo caso di un cane molto vorace, la gratifica più appagante per il cane era quella di ottenere del cibo. Quindi con l'addestramento si condiziona il cane a segnalare degli odori target e ad avere in cambio una ricompensa, che in questo caso è del cibo. Invece il cane per la ricerca di armi è un cane che ha un istinto più predatorio e ottiene come gratifica un gioco, che in questo caso è una pallina di gomma. Una volta segnalata la sostanza target ottiene il suo gioco».
Che tipo di supporto date all’Arma territoriale?
«Noi, come Nucleo cinofili di Nicolosi, abbiamo la competenza sulle province dell'est della Sicilia, quindi Catania, Messina, Siracusa, Ragusa ed Enna. In caso di necessità veniamo impiegati anche nel resto dell’isola. Svolgiamo supporto quotidiano per i reparti territoriali dell’Arma e quando hanno necessità di effettuare delle ricerche di sostanze stupefacenti, di armi o di persone, diamo il nostro contributo utilizzando le attitudini e le qualità delle nostre unità».
Questo è un lavoro che unisce l’amore per la divisa dei carabinieri a quello per gli animali?
«Questo binomio deve esserci per forza per fare questo lavoro. Noi riusciamo ad avere il privilegio di poter unire l’aspetto professionale a quello della passione per gli animali. Si riescono a ottenere risultati anche interessanti, perché comunque l’apporto che ci danno i cani è continuo e illimitato. Con le loro caratteristiche riescono a fornirci un contributo molto spesso anche determinante per il rinvenimento di sostanze».
Voi lavorate soprattutto di notte?
«Sì, prevalentemente in ambito notturno, perché più che altro le operazioni di polizia avvengono soprattutto in orario notturno e considerando anche la necessità di doverci spostare dalla nostra sede per raggiungere quella di impiego dobbiamo anche aggiungere del tempo ulteriore per raggiungere le sedi in cui siamo impiegati. Quindi è un lavoro abbastanza impegnativo e faticoso perché richiede impieghi notturni anche abbastanza frequenti».
L’Etna offre un paesaggio adatto per l'addestramento dei cani?
«È adatto sia dal punto di vista pratico che tecnico, perché ci offre ambienti molto mutevoli che possono abituare i cani a lavorare in luoghi anche abbastanza complicati dal punto di vista proprio esterno e offre anche un’infinità di luoghi dove poter effettuare l’addestramento»
Il rapporto conduttore-cane è one to one?
«Sì, assolutamente. Una volta che il conduttore riceve in assegnazione il cane si forma un’unità cinofila, che è quindi formata da uomo e cane. Questa unità cinofila poi diventerà indivisibile fino a quando il cane avrà la qualità fisica e la forza per sostenere le fatiche del lavoro, considerando che l’età del cane e l’invecchiamento sono molto più precoci rispetto a quanto avviene negli essere umani».
Si crea un legame forte tra il conduttore e il cane?
«È un legame naturale che si sviluppa nel tempo e che diventa poi un affetto che rimane incondizionato negli anni».