Palermo
Rap e Amat nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza, il Comune deve dare le prove di qualità ed efficienza
Dopo le forti censure dell’anno scorso l’Agcm aveva riconosciuto i progressi, ora Palazzo delle Aquile deve integrare la documentazione
Ci risiamo. «Rap e Amat non sono concorrenziali»: lo aveva detto l’Agcm nel maggio dell’anno scorso, salvo poi “benedire” con parere positivo, in agosto, il nuovo corso di Rap e Amat. Ora vuole le prove che tutto vada per il verso giusto. E aspetta. Non si capisce ancora bene, relativamente agli ultimi mesi e allo scorcio restante di 2025, perché Palazzo delle Aquile mantenga le proprie quote di socio unico e affidi i servizi di raccolta dei rifiuti e trasporto pubblico locale a società in house la cui gestione appariva, in quel parere-bomba, «gravemente insoddisfacente». Se lo siano diventati, e definitivamente, concorrenziali, insomma, bisogna continuare a dimostrarlo. La gestione, scriveva l’Autorità a maggio 2025, «rende non adeguatamente giustificato il mantenimento dell’affidamento e della partecipazione da parte del Comune». Alle nuove richieste di chiarimenti sulle criticità più rilevanti - per Rap in particolare accumuli di rifiuti, economicità di gestione, personale, mezzi - è seguita, per un anno, una gragnuola di note di sollecito alle quali solo mercoledì scorso Rap, subito dopo l’ultimatum del Comune, ha risposto.
L’ultimo scorcio di storia: lunedì scorso l’«adesso basta»: il direttore generale Eugenio Ceglia, di note interne ne conta, soltanto nel 2026, ben cinque, da parte dell’area Partecipate, incaricata di completare l’istruttoria. Il dg «rammenta che l’Autorità sta monitorando l’attuazione delle misure correttive relative alla gestione dei servizi Rap e Amat». E assegna il termine perentorio di cinque giorni. Il 9 marzo, dopo la nota Agcm di sollecito del 4, il capo Area delle Partecipate, Roberto Giacomo Pulizzi, chiedeva agli altri uffici (area Ambiente e Mobilità in neretto) la redazione delle relazioni aggiornate di ricognizione della qualità dei servizi pubblici affidati in house. E ne dava dieci giorni. Cinque giorni prima, Agcm prendeva atto «della ricognizione della situazione gestionale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica per l’anno 2025, pubblicata sul portale Anac l’8 gennaio 2026». Ma non le basta. E «richiede al Comune - scrive il segretario generale Guido Stazi - di trasmettere una relazione sui dati aggiornati al 2025». Cioè, le misure correttive. Riservandosi di «intervenire su ulteriori atti deliberativi che presentino criticità concorrenziali, monitorando l’attuazione delle misure in relazione al servizio di gestione dei rifiuti e del trasporto pubblico locale». Il parere dal quale tutto nasce, del 30 maggio 2025, rilevava per Rap criticità relative alle lungaggini sulla realizzazione dei nuovi impianti, a partire dalla «settima vasca, alla carenza di personale, a parco mezzi, autoparchi e sedi, alla differenziata, alla mancata realizzazione di tutti i Ccr e isole ecologiche mobili, alla mancata attuazione dei piani di spazzamento, alle diffuse violazioni dell’utenza, alle percentuali di differenziata». Rap, quattro giorni fa, ha messo sul piatto i numeri della differenziata, con la massiccia estensione degli ultimi mesi, e illustra le misure sul personale e il nuovo Piano di acquisizione mezzi ed attrezzature.
Per Amat va pure peggio: la ricognizione del Comune «non fornisce alcun dato sulla qualità (erogata o percepita) del servizio, né sul raggiungimento degli obiettivi contrattuali o sul livello di gradimento da parte dell’utenza. Si limita a rappresentare che il contratto di servizio non prevede verifiche sulla qualità dei servizi».