l'approfondimento
Catania, voli in arrivo sospesi fino alle 21. Sull'Etna quadro in evoluzione: ecco cosa accade tra rischi (pochi) e fruizione
Le colate hanno raggiunto quota 1500 metri. C'è il rischio che travalichino la Valle del Bove? La spiegazione dell'Ingv. Intanto l'attività esplosiva e l'emissione di cenere continuano
Un occhio al cielo, alla nuvola di cenere che per quanto «modesta» costringe l'aeroporto di Catania a intermittenti chiusure (arrivi sospesi fino alle 21, l'ultima comunicazione) e uno a quota 1500 metri, al fronte più basso delle colate. L'Etna sta regalando un'altra estate di gioie e dolori: le prime riservate a chi lavora attorno e grazie al vulcano, i secondi alle migliaia di viaggiatori costretti a rivedere i propri piani.
Il quadro sul vulcano più attivo d'Europa è complesso e in evoluzione. L'ultimo aggiornamento dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, nella tarda mattinata di oggi, parla di «attività stabile», «tremore alto» e «un basso tasso effusivo» che continua ad alimentare diverse colate.
Il cratere Voragine continua la sua attività esplosiva, condita da ricaduta di bombe nella zona sommitale e l'emissione di cenere che i venti in direzione sud, sud-est portano fino all'aeroporto. La Sac, la società che gestisce lo scalo di Fontanarossa, ha comunicato che lo stop agli arrivi è stato esteso fino alle 21 e invita «i passeggeri, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree». Nelle ultime ore, intanto, uno dei Comuni più colpiti dalla caduta di cenere risulta Belpasso.
Le due bocche che si sono aperte in Valle del Bove e nella Valle del Leone hanno dato vita a un fronte lavico variegato che si è spinto fino a quota 1.500 metri, «alla base della parete nord della valle del Bove, in zona monte Rinatu», recita il comunicato dell'Ingv. Leggere che la colata è scesa fino a quota 1.500 metri può generare un minimo di preoccupazione e qualche domanda: la lava rimarrà confinata dentro la desertica Valle del Bove o cominciano ad esserci segnali di un suo travalicamento e quindi di un coinvolgimento di zone agricole o addirittura abitate?
I tecnici, per il momento, rassicurano: «Siamo ancora ben lontani dall'uscita orientale della Valle - spiega Alessandro Bonforte, ricercatore dell'Osservatorio Etneo Ingv - Dobbiamo immaginare la Valle del Bove come un ferro di cavallo, delimitato su tre lati da pareti morfologicamente ben definite. Il lato est, invece, quello dove si dirigono i fronti lavici di questi giorni, è quello aperto. Difficile quindi dire con esattezza a quale quota finisca la Valle, indicativamente possiamo indicare intorno ai 1000 metri di altitudine. Ecco, attualmente, in base al terreno poco ripido su cui scorrono le colate e in base al tasso effusivo abbastanza basso, è difficile immaginare che il fronte lavico possa raggiungere quelle quote».
Inoltre il fatto che le bocche aperte siano due e alimentano colate separate contribuisce a disperdere energia e tasso effusivo. In sintesi, due rubinetti aperti significa due colate più piccole che tendono a raffreddarsi prima. Catalogare questa eruzione come «laterale», cioè dai fianchi del vulcano, o «sub-terminale», cioè da bocche che si aprono nelle vicinanze dei crateri sommitali, non è semplice. «Noi uomini cerchiamo di etichettare, la natura invece è molto più creativa - sottolinea Bonforte - Quello che osserviamo in superficie sembra un'eruzione laterale, perché le bocche sono abbastanza distanti dai crateri, ma con un meccanismo da sub-terminale, perché non sembra esserci un dicco profondo, non abbiamo registrato un'intrusione di magma profondo: la lava sembra aver spaccato rocce superficiali».

Insomma, per ora il fenomeno, al netto dei pesanti disagi dovuti alla cenere, è prettamente scenografico. Ma in evoluzione. Motivo per cui, con ordinanza del Comune di Sant'Alfio, sono stati interdetti i sentieri che conducono dentro la Valle del Bove. Una misura di sicurezza necessaria. L'ultima frattura si è aperta improvvisamente nella zona di Monte Simone, in un'area dove in passato si sono trovati escursionisti e curiosi. Se ce ne fossero stati in quel momento, le conseguenze sarebbero potute essere gravi. Le spettacolari colate si possono quindi osservare dall'alto. E il belvedere migliore e più frequentato in questi giorni è quello di Serracozzo, il sentiero che parte nei pressi del Rifugio Citelli, preso d'assalto nelle ultime due notti da centinaia di visitatori. Al punto che si sono registrati alcuni disagi alla viabilità, con ingorghi e file sulla strada Mareneve.
Per il resto, a differenza di quanto successo a gennaio, la fruizione procede senza grossi intoppi. Molti si rivolgono alle guide vulcanologiche e ambientali, come consigliato. Ma sono tantissimi quelli che si avventurano in solitaria. Una coppia di ventenni della provincia di Catania, ieri notte, si è persa cercando di tornare al piazzale del rifugio Citelli ed è stata salvata dal Soccorso Alpino della stazione Etna Nord. D'altronde l'accesso al sentiero Serracozzo è libero. Solo in alcune ore, all'inizio del percorso, sono stati presenti gli uomini del Corpo forestale per un controllo che mira a verificare se gli escursionisti hanno attrezzature e abbigliamento sufficienti a intraprendere la camminata.
