La tragedia
Crollo di Pistunina. Al via le perizie dei superesperti
Mercoledì un primo esito sui resti, mentre si cerca ancora i due dispersi. Il 24 agosto l'esame dei telefoni sequestrati
L'attesa dei familiari di Santino Magazzù e di Lhairu Warnakulasuriya non è ancora terminata. I resti degli ultimi due dispersi non sono ancora stati trovati. Più dell'80 per cento delle macerie è stato ormai prelevato dall'area del crollo ma non ci sono evidenze dei due dispersi. Alcuni resti sono stati trovati e analizzati dagli specialisti del Ris e dai medici legali incaricati, Elvira Ventura Spagnolo e Gennaro Baldino.
Mercoledì potrebbero esserci dei primi risultati. Innanzitutto bisognerà capire se si tratta di resti umani, poi se quei resti appartengano ai due dispersi o a due delle 4 vittime recuperate. Dei 4 cadaveri, infatti, due di questi non erano integri. Un incendio “covante”, come lo aveva definito il capo provinciale dei Vigili del fuoco, Michele Burgio, aveva, d'altronde, complicato le operazioni di recupero il primo giorno, e nei corpi delle 4 vittime c'erano segni evidenti di ustioni. Potrebbe quindi non essere più possibile rintracciare gli ultimi due dispersi? Le operazioni dei Vigili del fuoco continuano senza sosta, anche nel revisionare le macerie trasportate nell'area parcheggio del San Filippo. Intanto oggi inizieranno a lavorare i tre super esperti nominati dalla procura, Andrea Prota, professore di Tecnica delle Costruzioni all'Università Federico II di Napoli, Antimo Fiorillo, ingegnere dello stesso ateneo partenopeo, e Rodolfo Urbani, ingegnere messinese. Sono tutti e tre strutturisti, e studieranno le planimetrie e i lavori di adeguamento. Dovranno chiarire, infatti, se ci siano state modifiche alla struttura originaria negli anni che abbia finito per indebolirla. Questa l'ipotesi più accreditata al momento. Ma niente è ancora escluso. Al piano terreno c'erano dei lavori in corso, lavori di ammodernamento perché lì doveva aprire un supermercato Famila. Nei giorni precedenti c'erano vibrazioni, e alcuni pilastri avevano delle crepe.
Allarmi che erano stati dati ai proprietari dello stabile, i fratelli Leone, Carmelo, Rosa e Sara, che abitavano lì e che sono rimaste vittime nel crollo. Per questi allarmi, Carmelo aveva chiesto ad una ditta di controllare alcuni pilastri. Si tratta della ditta di Pasquale D'Alì, uno dei tre indagati per il crollo, che ha riferito ai magistrati durante l'interrogatorio, che era stato incaricato di controllare i pilastri. La struttura, dunque preoccupava. Il prossimo 24 agosto a Catania, sarà fatta l'estrazione forense dei dati dei cellulari sequestrati. Sarà più chiaro, dunque, da quanto tempo era stato dato l'allarme di crepe e vibrazioni, e da chi. Qualcuno ha ignorato? La Procura di Messina, guidata da Antonio D'Amato ha scritto nel capo di imputazione i Leone, come responsabili di lavori che hanno causato il crollo. Si tratta tuttavia di una prima ipotesi temporanea, solo gli approfondimenti delle indagini diranno se è davvero così.