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Autorità portuale

«Il futuro di Messina passa dal suo mare»

Le sfide per la mobilità e il turismo. Francesco Rizzo, presidente dell’Autorità di sistema portuale «In arrivo entro l'anno la gara per la Falcata. Avanti anche con il recupero dell'Irrera a mare e degli ex padiglioni»

11 Agosto 2026, 20:30

«Il futuro di Messina passa dal suo mare»

Il futuro di Messina passa dal suo mare. Dal porto e dalla portualità, motori di un’economia vivace e in continua crescit. Ne è convinto il presidente dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto, Francesco Rizzo, che punta a una portualità sempre più baricentro di una città, anzi di un sistema di città, che affacciano sullo stesso braccio di mare.

Presidente, il porto di Messina si trova al centro di importanti sfide infrastrutturali e logistiche: quali sono le opere prioritarie?

«Tremestieri è l'opera più importante ed è fondamentale per l'intero sistema dello Stretto, assieme all'ampliamento della circoscrizione per la realizzazione del nuovo porto di Villa S. Giovanni. E' normale che bisogna ragionare pure sulla via del Mare il cui completamento diventa prioritario per spostare il traffico della rada S. Francesco in altro luogo».

Un confronto costante con le istituzioni, un dialogo intenso tra le due sponde. Messina e Reggio si affacciano e si interfacciano. L'area metropolitana parte dai porti...

«Con il sindaco di Messina e con il sindaco di Reggio Calabria in particolare, ma anche con quelli degli altri comuni della circoscrizione, Villa San Giovanni, Milazzo, San Filippo del Mela, Pace del Mela e Montebello Jonico, abbiamo instaurato un ottimo rapporto interlocutorio. Devo dire che questa sinergia si è particolarmente rafforzata in questi mesi successivi alle nuove elezioni amministrative. C'è una linfa nuova, una spinta particolare che ha dato vita ad una congiuntura altamente positiva. E uno degli obiettivi prefissati da tutti è proprio quella della conurbazione dello Stretto, che parte proprio dai porti e della portualità».

Quanto pesa oggi il sistema portuale dello Stretto sull’economia del territorio?

«Il sistema economico della città è ricco di imprese che ruotano intorno al porto di Messina, ma anche di Milazzo. Pensate a quante aziende esistono che gravitano in quest’orbita e a tutti i servizi che si riescono a garantire, dai cantieri Intermarine, a Palumbo, all'Arsenale, alle compagnie di navigazione, i rimorchiatori, gli ormeggiatori e tutto ciò che ruota intorno al crocierismo. Numeri da capogiro che costituiscono una importante fetta dell’economia cittadina.

Agorà dello Stretto e Real Cittadella le punte di diamante di un progetto che vede Messina recuperare spazi e pezzi della sua storia. Quanto ancora resta da fare e a che punto è l’iter per la Falcata?

«L’Agorà è una un'azione di “sfondamento urbano”. Al momento devo dire sono piacevolmente colpito dall'educazione dei fruitori, perché nonostante gli episodi, che ritengo marginali tutto sommato, gli atteggiamenti sono stati positivi. Migliaia di persone vi si riversano la sera e l’intera zona è diventata attraente e attrattiva. E’ la percezione della città che è cambiata notevolmente generando entusiasmo e partecipazione da parte della cittadinanza, dell’imprenditoria e anche di coloro che ci guardano da lontano a distanza. Per ciò che riguarda la Falcata entro quest'anno dobbiamo procedere alla pubblicazione del bando. Invitalia ha apportato gli ultimi correttivi. Siamo nella direzione giusta e stiamo lavorando senza sosta. Se dovessi dare una priorità a tutti i progetti del cuore, la Falcata sarebbe assolutamente in cima.

Parliamo di waterfront la strada è ancora lunga. In che tempi siamo?

«Per quanto riguarda il water front, il prossimo intervento sarà quello di riqualificazione del piazzale dell’Irrera a mare e subito dopo la struttura. Poi l'intervento sull'ex mobilificio del litorale Belfiore. Dopo sarà la volta del padiglione delle esposizioni che stiamo provando a liberare con il famoso appalto Lupò, per il quale vorremmo arrivare a un bonario componimento in breve tempo. “Nulla dies sine linea”, come dicevano i latini”.