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Il report

Etna, le bocche, le fratture e le colate: una settimana di eruzione ricostruita dall'Ingv

L'attivazione simultanea di condotti esplosivi sommitali e sistemi effusivi laterali delinea un quadro energetico di alto profilo

11 Agosto 2026, 23:20

23:30

Etna, le bocche, le fratture e le colate: una settimana di eruzione ricostruita dall'Ingv

Gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia della sede di Catania hanno incrociato i dati sulla lunga eruzione che sta causando pesanti disagi a chi deve "volare", ma sta regalando spettacoli di fuoco indimenticabili. L'Ingv ha quindi scattato una fotografia generale su quello che sta avvenendo in area sommitale. Dicasi all'altezza della Voragine.
Un'analisi inoltre che mette in luce l'importanza di studiare, monitorare e analizzare il vulcano più alto d'Europa. La settimana in esame - annota l'Ingv -  ha segnato per l’Etna una fase di drastica transizione energetica, spostando bruscamente l'equilibrio del sistema da un regime di degassamento ordinario a una dinamica parossistica sostenuta. In questi scenari, l'importanza strategica del monitoraggio integrato - che combina la videosorveglianza termica H24 con l'analisi dei parametri strumentali -  risiede nella capacità di discriminare tempestivamente tra la normale attività di fondo e la risalita di volumi magmatici critici. Il baricentro dei fenomeni si è stabilmente attestato presso il Cratere Voragine (VOR), che a partire dal 6 agosto è passato da emissioni discontinue di cenere a un'attività stromboliana in rapida escalation. Questo processo è culminato nella notte tra il 6 e il 7 agosto con una fontana di lava ad alta energia. Mentre il Cratere di Nord-Est (CNE) è rimasto interessato da attività esplosiva intra-craterica, i crateri Bocca Nuova (BN) e Sud-Est (CSE) hanno mostrato un degassamento variabile, confermando la centralizzazione dell'energia magmatica nel condotto centrale.

La migrazione dell'attività verso la Voragine ha agito come fattore scatenante per l'intera sequenza: questa "centralizzazione" energetica ha permesso al sistema di accumulare la pressione necessaria non solo per alimentare le fontane di lava, ma anche per forzare l'apertura di nuovi sistemi effusivi lungo i fianchi, drenando il magma verso le depressioni topografiche esterne.

La dinamica delle bocche 

L'apertura di bocche eruttive a quote decrescenti rappresenta - spiegano dall'Ingv - un segnale geologico di rilevante interesse per la valutazione del rischio. La morfologia dell'area, caratterizzata dalla Valle del Leone e dalla Valle del Bove, funge da bacino di contenimento naturale, ma la rapida evoluzione temporale delle aperture richiede una sorveglianza costante.

Un segnale di estrema criticità dinamica si è registrato oggi alle 14:10, quando un'emissione impulsiva di cenere dalla Bocca Nuova ha interagito con i prodotti esplosivi della Voragine, generando modesti flussi piroclastici confinati in area sommitale. Questo evento sottolinea la rapidità con cui la morfologia instabile dei coni può produrre fenomeni ad alto rischio. Le rilevazioni satellitari dell'11 agosto hanno confermato la formazione embrionale di tunnel lavici presso Monte Simone. Questo processo di coibentazione termica è il fattore critico che permette alla lava di mantenere la fluidità necessaria per raggiungere quote inferiori (attualmente i fronti hanno superato Rocca delle Palombe attestandosi tra 1370 m e 1380 m presso Rocca Capra). La formazione di tunnel garantisce l'efficienza del trasporto anche a tassi effusivi ridotti, allungando potenzialmente la durata della minaccia per le quote inferiori.

La discrepanza tra la scarsa sismicità da fratturazione e l'elevata ampiezza del tremore è diagnostica: indica un condotto "aperto" e già pervio. Il magma e i fluidi ad alta energia risalgono senza dover fratturare la roccia incassante, muovendosi liberamente attraverso un sistema di alimentazione privo di ostruzioni meccaniche significative.

L'impatto sul territorio e gli scenario in evoluzione 

Nella gestione strategica di un vulcano in disequilibrio, la stabilità morfologica è spesso un'illusione transitoria. Il sistema Etna si trova attualmente in uno stato di disequilibrio persistente, dove la pericolosità non è mai nulla.
Sono tre i scenari attesi: 
Persistenza: Proseguimento dell'attività esplosiva sommitale e delle emissioni laviche confinate.
Evoluzione Rapida: Possibilità di colonne eruttive più energetiche o nuovi flussi piroclastici generati dal collasso dei coni (come prefigurato dall'evento BN-VOR dell'11 agosto).
Minaccia Effusiva: Anche in caso di calo del tasso di emissione al cratere, la presenza dei tunnel lavici a Monte Simone mantiene elevato il potenziale di inondazione verso quote inferiori, coibentando il flusso e permettendogli di avanzare oltre i limiti topografici attuali.

La rapidità di variazione dei parametri impone un monitoraggio H24 e una prudenza istituzionale costante: l'attuale confinamento dei flussi nella Valle del Bove non deve indurre a una sottovalutazione della dinamica in corso.

Conclusioni degli esperti 

La settimana trascorsa si configura come un evento di eccezionale complessità fenomenologica. L'attivazione simultanea di condotti esplosivi sommitali e sistemi effusivi laterali delinea un quadro energetico di alto profilo.
In sintesi, sebbene l'attività sia attualmente monitorata e topograficamente confinata, la persistente risalita di magma nuovo e la strutturazione di un sistema di trasporto efficiente (tunnel) richiedono il mantenimento dei massimi livelli di attenzione per la protezione civile.