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Bronte

«Ennesimo scippo ai territori montani»

Chiusura del Punto nascita, Barbagallo (Pd) attacca la Regione: «Il risultato della malagestione della sanità siciliana»

12 Agosto 2026, 18:41

18:50

«Ennesimo scippo ai territori montani»

La formalizzazione della chiusura definitiva del Punto nascita dell'ospedale "Castiglione Prestianni" di Bronte ha innescato un'immediata e dura reazione politica. Le opposizioni puntano l'indice contro il governo regionale, denunciando una strategia di progressivo impoverimento dei servizi sanitari nelle aree interne e pedemontane.

Il primo ad affondare il colpo è il deputato nazionale Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd: «La chiusura del Punto nascita di Bronte è il tassello più recente di un processo di inadeguatezza, incompetenza e malagestione della sanità in Sicilia. Più volte abbiamo ribadito che serve un modello di sanità fondato sulla prossimità, sul territorio, rafforzando assistenza domiciliare, telemedicina e ospedali di comunità. E soprattutto caratterizzato dall'oculatezza nella gestione delle risorse e guidato da manager all'altezza. L'opposto di quello che hanno fatto i governi Schifani e Musumeci».

Sulla stessa linea d'attacco si attesta il consigliere comunale brontese Mauro Petralia, che sottolinea l'impatto sul tessuto sociale locale: «La chiusura definitiva del Punto nascita dell'ospedale di Bronte rappresenta un'altra triste pagina che evidenzia ancora una volta il disegno strategico di voler affossare la sanità dei territori disagiati come quello di Bronte. E questo ennesimo scippo compiuto nei confronti dei cittadini di questo territorio deve fare riflettere anche su chi a ogni elezione promette di risolvere i problemi relativi all'ospedale di Bronte che, ormai da anni, è in una condizione sempre più prossima a un'inesorabile decadimento definitivo».

A completare il quadro delle contestazioni è l'ex sindaco di Bronte e già consigliere metropolitano Graziano Calanna, che pone l'accento sulle sperequazioni della programmazione sanitaria: «Appare incomprensibile la logica sottesa al potenziamento di presidi situati a breve distanza dai poli d'eccellenza metropolitani come il Garibaldi-Nesima e il Cannizzaro, a fronte dell'abbandono in cui vengono lasciati i territori montani del versante nord dell'Etna. Risulta difficile cogliere la ratio di un piano regionale che sembra penalizzare talune comunità a vantaggio di altre. Si adottino pure le scelte ritenute più opportune altrove - conclude - ma non si privi questo territorio delle prestazioni e dei servizi a cui ha pieno diritto».