Parla l'esperto
Etna, il direttore dell'Ingv: «Impossibile prevedere quando terminerà l'eruzione»
L'ultimo aggiornamento attesta che l'attività evidenzia una chiara tendenza all'incremento
«È assolutamente impossibile prevedere la durata dell’attività dell’Etna. Mentre è possibile comprenderne l’inizio grazie ai sistemi di monitoraggio, è impossibile conoscerne la fine». Lo dice Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell’Ingv. «L'attività è cominciata a fine giugno - aggiunge - I segnali ci dicevano che stava rientrando in attività, l'Etna non erutta improvvisamente». «Al momento possiamo vedere se il fenomeno è stabile, se aumenta, se diminuisce, non altro. E in queste ore è stabile» spiega. «Sono 25 anni che erutta così - prosegue - non c'è nulla di particolare. L’estate 2024 c’è stata una attività fortissima durata due giorni, nel 2021 ci sono stati 60 episodi. Anzi stavolta la cenere è minore, ma i venti soffiano verso sud e si creano problemi all’aeroporto».
L'aggiornamento dell'Ingv
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, segnala che, sulla base delle immagini delle telecamere di sorveglianza e dei sopralluoghi effettuati dal personale INGV-OE, prosegue l’attività effusiva dalle bocche eruttive situate a 2750, 2090 (rif. comunicato dell’11 agosto, ore 10:41 UTC) e 1900 metri di altitudine (rif. comunicato del 10 agosto, ore 22:25 UTC). Le colate alimentate dalla bocca a 2360 metri risultano invece in fase di raffreddamento. Alle 11:00 UTC i fronti lavici più avanzati, riconducibili alla bocca a 1900 metri, si trovavano intorno a quota 1365, nei pressi di Rocca Capra, all’interno della Valle del Bove. Resta attiva, con intensità variabile, anche l’attività esplosiva del cratere Voragine, con emissioni di cenere disperse verso Sud. Dal punto di vista sismico, rispetto all’ultimo aggiornamento, l’ampiezza media del tremore vulcanico non mostra variazioni sostanziali e rimane su livelli elevati, evidenziando una chiara e graduale tendenza all’aumento. Il centroide delle sorgenti del tremore è localizzato nell’area della Voragine, a circa 3000 metri sul livello del mare. Dalle prime ore del mattino, l’attività infrasonica risulta in diminuzione e, allo stato attuale, si colloca su un livello medio, con eventi generalmente di ampiezza media, concentrati prevalentemente nell’area del medesimo cratere. I dati delle reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non evidenziano variazioni di rilievo rispetto a quanto già comunicato in precedenza.