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13 agosto 2026 - Aggiornato alle 12 agosto 2026 23:36
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La gestione dell'emergenza

La cenere dell'Etna ferma Fontanarossa: come si decide la chiusura dello spazio aereo

Osservazioni visive, modelli dei venti e allerta Vona. Ecco cosa c'è dietro la sospensione dei voli

12 Agosto 2026, 22:59

23:00

La cenere dell'Etna ferma Fontanarossa: come si decide la chiusura dello spazio aereo

La nube di cenere vulcanica dell'Etna si sta muovendo verso Sud Est. I venti, essendo stabili, mantengono questo scenario. Una convergenza che ha portato al prolungamento del "fermo" del traffico aereo fino alle 16 di domani a Fontanarossa. 

Ma come si arriva a stabilire la chiusura di un settore dello spazio aereo? Lo abbiamo chiesto a Giancarlo Guerrera, Accountable Manager di Sac, la società di gestione dello scalo. Mettendo al centro l’Etna, lo spazio aereo comprende gran parte della Sicilia Orientale (da Catania a Comiso) fino a Reggio Calabria. Il cerchio poi è diviso a spicchi triangolari. «I settori - spiega Guarrera - consentono di applicare misure operative mirate agli aeroporti interessati. La chiusura di specifici settori dipende dalla contaminazione di cenere». Si tratta di una previsione che è il risultato «delle osservazioni visive e dall’analisi dei venti in quota. Purtroppo non abbiamo a disposizione un sensore atmosferico che rilevi con precisione la nube di cenere». E quindi «si ricorre all’occhio umano - con la strumentazione in dotazione all’Ingv (che è l’osservatore istituzionale) e le stazioni meteo - e alla direzione dei venti in quota, precisamente dalla quota del cratere fino alla posizione stimata della nube».


Dati aggregati che arrivano sul tavolo congiunto delle «autorità»: Enac, Enav, Aeronautica Militare e Sac. «Queste sono regole accettate a livello internazionale e nazionale», dichiara Guarrera. Sovrapponendo la mappa dei settori con la curva dei venti si determina lo spicchio da “chiudere”. A questo si aggiunge il sistema di allerta Ingv (Vona): verde, giallo, arancione e rosso. «Il codice colore classifica l’intensità della cenere e le ricadute sulle operazioni aeroportuali. La metodologia è codificata per garantire la safety. La cenere è incompatibile coi voli». La cenere dell’Etna provoca danni ingenti ai motori, al sistema elettrico e alle superfici di un aereo.

Alle polemiche sull’incapacità di gestione della crisi, Guerrera risponde con un dato storico: «Fino a 20 anni fa quando c’era la cenere si chiudeva il traffico aereo e basta. Oggi, invece, se ci sono le condizioni l’aeroporto resta operativo, anche in parte. Durante la crisi dell’Etna del 2002, la Sac con Enav, Enav, Ingv, Aeronautica e alcune compagnie hanno avviato una sperimentazione che si basa sui modelli previsionali che si applicano oggi». Una sperimentazione diventata norma a partire dal 2008, con un aggiornamento nel 2013. «L’esperienza di Catania è diventata un esempio operativo per tutti gli scali ubicati accanto a un vulcano attivo. Le procedure sviluppate da Sac sono state identificate come best practise e sono state applicate nella gestione della nube di cenere del vulcano in Islanda che causò la chiusura dello spazio aereo di mezza Europa. In quel caso fu necessario adottare nuove misure per consentire le operazioni di volo anche in presenza di cenere vulcanica», dice il manager.

Ma torniamo a Fontanarossa. Se l’eruzione dovesse arrestarsi quanto tempo servirebbe per tornare alla normalità? «La ripresa dell’agibilità operativa è possibile in pochi minuti se non ci sono ricadute di cenere sull'aeroporto; il ripristino del flusso aereo invece dipende dalle valutazioni Enav/Eurocontrol», spiega Guerrera. Ma l'ultima parola spetta al vulcano, l'imprevedibile Etna.