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Cronaca

Il caso Casuzze, i settecentomila euro restituiti dal mare portano a Vittoria

L'inchiesta di Giuseppe Bascietto apre nuovi inquietanti scenari sul traffico di cocaina nel Sud est

13 Agosto 2026, 00:54

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Il caso Casuzze, i settecentomila euro restituiti dal mare portano a Vittoria

Davanti alla spiaggia di Casuzze, il mare ha restituito circa settecentomila euro. Una scena che, da sola, poteva sembrare un episodio isolato, ma che invece si è trasformata nel punto di partenza di un'inchiesta complessa e inquietante, curata dal giornalista d'inchiesta Giuseppe Bascietto, impegnato da giorni a ricostruire cosa si nasconde dietro quel ritrovamento.

Secondo quanto emerge dalle fonti dell'indagine, il denaro era contenuto in borsoni gettati in acqua dagli uomini di un motoscafo maltese rimasto senza carburante. L'avaria ha costretto l'imbarcazione ad avvicinarsi alla costa, facendo emergere un'operazione che avrebbe dovuto restare invisibile. Da quel momento, la domanda centrale è diventata un'altra: se quei soldi erano destinati al pagamento di una partita di cocaina, chi avrebbe dovuto riceverli e dove si trovava la droga?

Bascietto, seguendo le tracce di questa domanda, ha spostato lo sguardo dal mare alle campagne di Santa Croce Camerina e Comiso, fino ad arrivare a Vittoria, dove l'inchiesta individua il possibile snodo tra la logistica del traffico e la sua trasformazione economica. Qui, la cocaina non sarebbe soltanto merce da nascondere o distribuire, ma valore da convertire in denaro, relazioni e potere. «Ogni partita ceduta produce un pagamento atteso, ogni pagamento può diventare credito, e ogni credito non saldato apre un rapporto destinato a durare anche quando la sostanza non c'è più», scrive Bascietto, delineando un sistema che trasforma la droga in debiti, beni e controllo economico.

Nel racconto emergono figure locali note agli ambienti criminali vittoriesi, come “u puorcu” e “i Matriali”, indicati dalle fonti come cerniere tra il territorio e i circuiti internazionali. Accanto a loro compaiono nomi di origine albanese, come Luzim Ndreu, detto “Giulio u Tistuni”, e Auglent “Denny” Lalollari, già noti alle cronache giudiziarie per vicende legate al traffico di stupefacenti e allo sfruttamento del lavoro agricolo. La loro presenza, spiega Bascietto, non serve a stabilire responsabilità dirette, ma a mostrare come reti diverse possano intrecciarsi nello stesso spazio geografico, unendo accesso ai carichi, conoscenza del territorio e capacità di movimento.

L'inchiesta descrive un meccanismo che va oltre la droga: la cocaina, una volta scomparsa, lascia dietro di sé debiti che vengono riscossi attraverso beni materiali — automobili, terreni, aziende, perfino case. A Vittoria, secondo le fonti riservate, un autosalone gestito da un pregiudicato sarebbe uno dei luoghi in cui le auto acquisite per saldare debiti di droga vengono concentrate e rimesse in circolazione, trasformando un credito criminale in valore economico legale.

Il lavoro di Bascietto mostra come il traffico di cocaina nel Sud Est siciliano non si limiti al mare o alle campagne, ma penetri nell'economia quotidiana, confondendosi con attività apparentemente ordinarie. «Il problema non è più sapere quanta cocaina attraversi la Sicilia, ma capire quanta parte del suo valore resti sul territorio e in quali forme riesca a sedimentarsi», scrive il giornalista, sottolineando come il denaro sporco possa trasformarsi in patrimonio, immobili e imprese.

L'inchiesta, che parte da un motoscafo in avaria e arriva fino alle strade di Vittoria, racconta un sistema che non si esaurisce con il consumo della droga, ma continua a produrre effetti economici e sociali anche quando la sostanza è scomparsa. Un viaggio che, come osserva Bascietto, «non termina necessariamente quando qualcuno la consuma, ma quando il debito generato da quella dose ha già fatto cambiare proprietario a un'automobile, a un terreno, a un'azienda o a una casa».