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L’intervista

Morbillo, vaccini in crisi: «Colpa di fake news e di uno studio falso ripreso anche da Trump, e alcuni pediatri non aiutano»

La Sicilia ultima per immunizzazione con seconda dose nei primi due anni di vita. Claudio Costantino, referente dell’ambulatorio vaccinale del Policlinico di Palermo, prova a indagare le cause

13 Agosto 2026, 07:49

07:50

Morbillo, vaccini in crisi: «Colpa di fake news e di uno studio falso ripreso anche da Trump, e alcuni pediatri non aiutano»

C’è l’ombra delle fake news dietro il basso dato delle vaccinazioni contro il morbillo in Sicilia, e non solo. Notizie false, divenute strumento di propaganda, rimaste a “sedimentare” nella mente di ciascuno, divenendo una certezza priva di qualunque presupposto scientifico.

Ne è sicuro Claudio Costantino, associato di Medicina preventiva al dipartimento Promise dell'Università di Palermo, dirigente medico, referente dell’ambulatorio vaccinale del Policlinico di Palermo e presidente della sezione siciliana della Società italiana di Igiene.

Professore, partiamo dai numeri: perché in Sicilia va così male?

«Innanzitutto dobbiamo dire che l’Isola ha sì dei dati inferiori alle altre regioni italiane, ma quando andiamo a vedere le coperture a 36 mesi; quindi, quelle diciamo valutate a 3 anni e non a 2 anni, si riscontra un miglioramento importante che ci porta quasi vicini a quel 95% di copertura vaccinale che ci garantisce l'effetto, diciamo, di comunità».

Ma perché non ci si vaccina?

«Il vaccino contro il morbillo paga gli effetti di una fake news, uno studio privo di requisiti scientifici pubblicato dal medico poi radiato Andrew Wakefield sulla rivista The Lancet. Uno studio che si è rivelato completamente falso, basato su pochissimi casi, appena 12 bambini. Una notizia che però, attraverso i gruppi No Vax, ha attecchito e girato il mondo, tanto che anche in Italia vi è chi crede a questa storia. A riprenderla di recente è stato anche il governo americano, che ha portato avanti delle politiche antivaccinali folli, tanto da aver registrato dopo oltre 20 anni i primi casi di decessi per morbillo. Si sta tornando indietro, ma è una condotta schizofrenica che però alcune persone, anche in Italia, prendono come verità assoluta».

E le ricadute sono innanzitutto sui più piccoli.

«Esattamente: anche nei casi in cui i bambini vengono vaccinati, ma si fa a 36 mesi invece che a 24, sorgono due ordini di problemi. Il primo è per la nostra Regione, perché risulta inadempiente e quindi, siccome il ministero della Salute ridistribuisce le risorse per la sanità pubblica in base agli indicatori, rischiamo di perdere milioni di euro di trasferimenti. Il secondo problema è che questi bimbi rimangono scoperti per almeno un anno, con il rischio di prendere una malattia che può portare a conseguenze anche gravi, come encefalopatie o la morte».

Ora estate, ma cosa avverrà con l’arrivo dell’autunno?

«Ripartiranno le scuole, che sono un punto nodale per la trasmissione. Bisogna quindi stare molto attenti, evitare che i bimbi piccoli siano mandati all'asilo senza aver ricevuto almeno la prima dose».

Come convincere le persone a vaccinarsi?

«Bisogna fare un lavoro di comunicazione e la Regione sta cercando di ripartire dopo qualche anno di stop. Come Società italiana di igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica lavoriamo anche nel tavolo vaccini con la Regione e abbiamo più volte espresso insieme alle Asp la volontà di fare attività di divulgazione. Credo inoltre sia necessario che si lavori tutti insieme in una direzione: anche i pediatri hanno iniziato a dare un loro contributo diretto aiutandoci nelle vaccinazioni, anche se purtroppo non tutti».

In che senso?

«Alcuni forniscono informazioni scorrette o avallano procedure non adeguate, come non rispettare le scadenze previste per le vaccinazioni. Io lo dico sempre ai miei studenti: la prima cosa da fare quando un bambino fa un anno è fargli una bella festa di compleanno e il giorno dopo portarlo a vaccinare per il morbillo e per la meningite. Non ci sono scuse, sono malattie gravissime, ma abbiamo vaccini che sono stati fatti a miliardi di persone in tutto il mondo e non hanno mai avuto effetti gravi».

E gli adulti?

«I dati dicono che al momento la maggior parte dei casi italiani e siciliani di morbillo riguardano i 30enni, persone che anni fa non si vaccinarono e rappresentano il target primario nel momento in cui il virus inizia a circolare, peraltro con delle conseguenze più gravi: negli adulti le possibilità di essere ospedalizzati salgono al 50% per complicanze come polmoniti, forme gastrointestinali severe, purtroppo anche forme neurologiche severe eccetera».

Un adulto che non sappia se è stato vaccinato da bimbo che può fare?

«Oggi molti centri vaccinali hanno trasferito in digitale i dati dei pazienti degli ultimi 30/40 anni. Ci sono anche qui delle discrepanze da Asp ad Asp, nel senso che non tutte sono in possesso di questi dati. A ogni modo, consiglio, nel dubbio, di rifare il vaccino perché, se si era stati già vaccinati da bambini, semplicemente non fa alcun effetto perché siamo già immunizzati».