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Lo studio

Frodi creditizie, la Sicilia è seconda in Italia: i truffatori “made in Italy” arrivano soprattutto da Lombardia e Isola

L’Osservatorio CRIF fotografa la distribuzione regionale dei frodi legate al credito: nel 2025 la Sicilia sale al 13%, dietro soltanto alla Lombardia. La Campania, spesso indicata nell’immaginario collettivo come principale area di provenienza delle truffe, è invece al terzo posto con il12,9%

13 Agosto 2026, 09:36

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Frodi creditizie, la Sicilia è seconda in Italia: i truffatori “made in Italy” arrivano soprattutto da Lombardia e Isola

La Sicilia si colloca ai vertici della classifica nazionale dei tentativi di frode creditizia. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio CRIF–Mister Credit, che prende in esame i fenomeni legati al furto d’identità, alle richieste fraudolente di prestiti e finanziamenti e all’utilizzo illecito dei dati personali, anche attraverso informazioni esposte sul dark web.

Secondo i dati riportati nella tabella, nel 2025 la Lombardia rappresenta il 15,3% dei casi rilevati, confermandosi al primo posto. Subito dopo arriva la Sicilia, con il 13%, in crescita rispetto al 12,7% del 2024.

Al terzo posto si trova la Campania, con il 12,9%, in lieve diminuzione rispetto al 13% dell’anno precedente.

Numeri che contribuiscono a ridimensionare un luogo comune spesso diffuso, secondo cui la maggior parte delle truffe creditizie avrebbe origine principalmente dalla Campania. La regione resta comunque tra le aree più esposte, ma nel 2025 viene preceduta dalla Sicilia e dalla Lombardia.

Sicilia in crescita

Il dato siciliano evidenzia una variazione positiva del 2% rispetto al 2024. L’Isola non è soltanto stabilmente nella fascia più alta della graduatoria, ma registra anche un incremento dei casi intercettati dall’Osservatorio. Un andamento che conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla protezione dei dati personali e sui sistemi di accesso al credito.

La graduatoria, tuttavia, non indica necessariamente il luogo di residenza dei responsabili delle frodi, ma la regione di residenza dichiarata dal frodatore nei dati analizzati. Si tratta quindi di una fotografia statistica delle informazioni disponibili nelle pratiche fraudolente, non di una “mappa criminale” assoluta.

Le altre regioni

Dopo Lombardia, Sicilia e Campania, la classifica prosegue con il Lazio, al 9,7%, e la Puglia, al 7,1%. Seguono Piemonte, con il 6,9%, Emilia-Romagna, al 6,3%, Veneto, al 5,4%, e Toscana, al 5,2%.

Tra le variazioni più significative del 2025 spicca il calo della Calabria, che scende dal 4,6% al 4%, con una diminuzione del 14,1%. In flessione anche il Trentino-Alto Adige, al -14,7%, la Liguria, al -9%, e la Basilicata, al -4,1%.

In aumento, invece, l’Abruzzo, che passa dal 2,2% al 2,4%, con una crescita del 11,6%, l’Umbria, all’1,3%, con un incremento del 11,1%, e il Veneto, che registra una variazione positiva del 8,2%. Particolarmente elevato, in termini percentuali, l’incremento della Valle d’Aosta, dal già contenuto 0,1% allo 0,2%, con una variazione del 75,4%.

Il rischio corre sui dati personali

Le frodi creditizie possono concretizzarsi in diversi modi: dalla richiesta di un finanziamento utilizzando documenti falsi o dati rubati, all’apertura di conti e contratti a nome di ignari cittadini, fino all’acquisto di beni e servizi attraverso identità sottratte.

Un ruolo sempre più importante è inoltre giocato dalla circolazione clandestina delle informazioni personali. Numeri di telefono, indirizzi e-mail, credenziali, documenti e dati finanziari possono essere sottratti attraverso attacchi informatici, phishing, furti di account o violazioni di banche dati, per poi essere messi in vendita o scambiati sul dark web.

Una classifica che invita alla prudenza

Il quadro delineato da CRIF–Mister Credit mostra dunque una distribuzione del fenomeno più articolata rispetto alle semplificazioni territoriali. La Sicilia, con il 13% dei casi nel 2025, si conferma una delle regioni maggiormente rappresentate nella statistica, mentre la Campania occupa il terzo posto.

Al di là delle classifiche regionali, il dato più significativo resta la crescita della vulnerabilità legata all’uso dei dati personali. Per questo gli esperti raccomandano di controllare con frequenza i movimenti bancari, non condividere documenti attraverso canali non sicuri, utilizzare password robuste e diverse per ogni servizio e prestare particolare attenzione a messaggi, telefonate ed e-mail che chiedono codici, credenziali o informazioni finanziarie.