le indagini
La tragedia di San Vito Lo Capo: lo strazio dei parenti davanti al depuratore della morte
La procura di Trapani ha aperto un fascicolo, sulle due vittime sarà disposto l'esame autoptico
Le imbarcazioni a mare navigano spensierate mentre lì davanti al depuratore comunale di San Vito Lo Capo ci stanno le famiglie delle due vittime. Sotto il sole cocente di un pomeriggio di metà estate qui si è consumata la tragedia del lavoro. Altre vittime, altri nomi da inserire nel lungo elenco delle “morti bianche”.
A perdere la vita sono stati Davide Anselmo di 45 anni e il soccorritore del 118 Francesco Bulgarella di 64 anni. Il primo ha perduto il sensi dopo aver respirato le esalazioni dal depuratore comunale, il secondo era andato in suo soccorso e durante le operazioni si è accasciato sotto gli occhi attoniti del collega. Una tragedia nella tragedia.
Le due vittime
Davide Anselmo era di Erice quando ha deciso di spostarsi su San Vito Lo Capo dove ha conosciuto l’amore. Otto anni fa è convolato a nozze con Maddalena Ruggirello che è una pasticcera. Una vita spensierata quella della coppia tra lavoro e divertimento. Questa mattina la tragedia. Davanti al depuratore comunale di San Vito Lo Capo c’è la moglie disperata. Il marito lo aveva salutato questa mattina e mai avrebbe immaginato che non avrebbe più fatto ritorno.
Anche l’operatore del 118 Francesco Bulgarella, 64 anni compiuti lo scorso 10 marzo, era di Erice e viveva a Trapani. Il lavoro a bordo delle ambulanze della Seus lo aveva portato a San Vito Lo Capo e qui che prendeva servizio. Questa mattina anche lui era andato a lavorare. E ritornerà nella sua città dopo che sarà effettuato l’esame autoptico così come la procura di Trapani stabilirà nelle prossime ore. «Semplice, umile, sempre disponibile... Purtroppo la tua umiltà oggi ti ha giocato un brutto scherzo amico mio... Ma sei morto da Eroe, ma già lo eri», è il commento di uno degli amici dell’operatore del servizio di emergenza e urgenza.
L'indagine
È l'inchiesta della Procura di Trapani a dover ricostruire ora cosa sia accaduto all'interno del depuratore comunale della Tonnara del Secco, a San Vito Lo Capo. I magistrati dovranno accertare innanzitutto quali sostanze fossero presenti nell'impianto, in quale concentrazione e se abbiano avuto un ruolo nella morte dell'operaio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, anche con il nucleo Nbcr, specializzato negli interventi in presenza di rischio nucleare, biologico, chimico e radiologico, oltre ai tecnici dello Spresal.
I controlli sulla sicurezza
È proprio sul fronte della sicurezza che si concentra una parte significativa dell'inchiesta. La domanda alla quale gli investigatori dovranno rispondere è se le condizioni di lavoro all'interno dell'impianto fossero compatibili con l'intervento che stava svolgendo l'operaio e se fossero state adottate tutte le precauzioni necessarie per operare in un ambiente potenzialmente caratterizzato dalla presenza di gas pericolosi.
I sindacati hanno chiesto di verificare l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, la presenza di rilevatori portatili di gas, i sistemi di ventilazione e l'applicazione delle procedure previste per gli spazi confinati.
Un impianto già finito al centro di un'inchiesta
La tragedia riporta inoltre l'attenzione sulla storia del depuratore di San Vito Lo Capo. L'impianto della Tonnara del Secco era stato sequestrato preventivamente nel giugno 2016 nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Trapani relativa a un presunto inquinamento delle acque marine. Il provvedimento era stato eseguito dalla Capitaneria di porto.
La Procura dovrà stabilire cosa ha ucciso l'operaio
Il primo obiettivo degli investigatori sarà dunque quello di capire che cosa abbia provocato il malore dell'operaio. Le esalazioni sono al centro delle prime verifiche, ma sarà necessario identificare la natura dei gas eventualmente presenti e determinarne la concentrazione. Solo attraverso questi elementi sarà possibile stabilire se abbiano avuto un ruolo causale nel decesso. Parallelamente dovrà essere ricostruito ciò che è accaduto nei minuti successivi, fino all'arrivo dei soccorritori.
Il dolore della Seus e dell'Asp di Trapani
La tragedia ha provocato un'ondata di cordoglio nel mondo dell'emergenza sanitaria siciliana. Il presidente della Seus, Riccardo Castro, ha ricordato Bulgarella definendolo un esempio di dedizione professionale e ha espresso vicinanza alla famiglia dell'operatore. Anche la centrale operativa 118 Palermo-Trapani ha parlato di un lutto che colpisce l'intera comunità del soccorso siciliano.
L'Asp di Trapani ha annunciato inoltre l'attivazione del servizio di assistenza psicologica per i familiari delle vittime, mettendo a disposizione i propri professionisti.
Sindacati: «Fare piena luce»
La tragedia ha riacceso anche il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che vengano accertate rapidamente eventuali responsabilità e che siano verificati i protocolli adottati nell'impianto. Al centro delle richieste ci sono prevenzione, formazione, controlli e tutela dei lavoratori impegnati in attività considerate particolarmente rischiose.
La questione riguarda anche gli interventi in ambienti confinati, dove la presenza di gas può non essere immediatamente percepibile e dove un ingresso senza adeguate procedure può trasformare un'operazione di soccorso in una seconda emergenza.
