il vulcano
L'eruzione dell'Etna continua a oltranza e non accenna a fermarsi, pioggia di cenere sul versante sud
Mentre la colata prosegue la sua discesa aumenta l'emissione di polveri dai crateri sommitali
L'Etna non dà tregua: l'eruzione prosegue senza segnali di attenuazione e i crateri sommitali restano sotto stretta sorveglianza.
Secondo gli ultimi aggiornamenti dell'Osservatorio Etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l'attività effusiva ed esplosiva rimane sostenuta, a conferma di una fase di eccezionale e prolungata vitalità del più alto vulcano attivo d'Europa.
Le colate di lava continuano a essere alimentate dalle bocche eruttive poste a quota 2.750 e 1.900 metri, che riforniscono con continuità i flussi magmatici sui versanti.
Il braccio effusivo che in precedenza scendeva dai 2.090 metri si è esaurito, ma l'alimentazione complessiva del sistema resta vigorosa.
La colata principale, originata dalla bocca a 1.900 metri, ha superato l'orlo di Rocca Capra e avanza nella Valle del Bove, con il fronte che si attesta lentamente ma inesorabilmente attorno ai 1.340 metri di quota.
A testimonianza di un fenomeno tutt'altro che in calo, nelle ultime ore si è registrata una netta intensificazione dell'attività esplosiva alla Voragine.
Dalle 16:55 UTC il cratere ha prodotto una densa e copiosa nube di cenere vulcanica; la colonna, sospinta dai venti in quota, si disperde verso il quadrante meridionale, con possibili ricadute sui centri abitati monitorate con attenzione.
Particolarmente significativo l'andamento della sismicità interna. Intorno alle 10:00 UTC i sismografi dell'INGV hanno rilevato un improvviso aumento dell'ampiezza media del tremore vulcanico, poi stabilizzatasi su livelli molto elevati.
Il parametro ha raggiunto il picco energetico tra le 12:00 e le 15:00 UTC e, al momento, non mostra tendenze alla diminuzione, oscillando su valori decisamente alti.
Le sorgenti del tremore sono localizzate a circa 3.000 metri sul livello del mare, in corrispondenza del cratere Voragine e nell'area immediatamente a nord di Bocca Nuova.
Contestualmente si osserva una marcata crescita dell'attività infrasonica: anch'essa in aumento dalle 10:00 UTC e ora attestata su livelli estremamente alti.
I sensori indicano che la quasi totalità degli eventi proviene dalla Voragine, con ampiezze passate da basse a molto elevate; un contributo secondario ma comunque significativo è attribuito al Cratere di Nord-Est.
Le reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo, al momento, non evidenziano variazioni rilevanti nella struttura dell'edificio vulcanico.
L'assenza di rigonfiamenti non contraddice tuttavia il quadro di un sistema magmatico interno fortemente pressurizzato e attivo.
Gli esperti dell'INGV proseguono il controllo continuo, minuto per minuto, su una crisi eruttiva che non accenna a esaurirsi.